Mare: presentato a Napoli il 6° rapporto annuale Italian Maritime Economy

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giovedì 4 luglio 2019

Numeri del 2018 e nuovi scenari economici e marittimi che impatteranno sulla competitività del nostro Paese: è stato questo il focus del 6° rapporto annuale "Italian Maritime Economy" dal titolo "Nuovi scenari nel Mediterraneo: Suez e la Cina, le strategie dei grandi carrier, le nuove tecnologie e le rotte dell'energia", curato da SRM (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e presentato a Napoli in concomitanza del primo Euromediterranean Investment Forum, meeting internazionale organizzato da FeBAF – Federazione Banche Assicurazioni e Finanza, dal titolo “Financing Maritime Economy, Investment and Social Development”.

Frutto del monitoraggio dell'Osservatorio Permanente sui trasporti marittimi e la logistica, il rapporto delinea i nuovi scenari economici e marittimi fondamentali per l’Italia, gli assetti delle rotte globali su cui sta insistendo la Trade War USA-CINA e le infrastrutture, i transiti del canale di Suez, il gigantismo navale che prosegue in maniera sostenuta accelerando il processo di selezione dei porti, la Cina che ha ormai definito il suo posizionamento strategico nel Mediterraneo in alcuni dei più importanti terminal portuali, le free zone portuali che continuano ad attrarre investimenti industriali sulla sponda africana, senza tralasciare le sfide imposte dalle nuove tecnologie e dagli scenari energetici.

“Il Rapporto di SRM, alla sesta edizione, offre alle imprese ed agli operatori una visione analitica dei fenomeni marittimi che stanno caratterizzando il panorama mondiale ed italiano” - ha dichiarato Paolo Scudieri, Presidente di SRM - “Consideriamo che il 70% dell’import export globale viaggia via mare e solo questo numero deve dare impressione su quanto sia importante avere un Osservatorio che monitora costantemente le dinamiche e la struttura del nostro shipping e della nostra portualità”.

I dati:

Nel 2018 il trasporto marittimo ha continuato a giocare un ruolo da protagonista negli scambi commerciali mondiali: dopo aver infatti registrato un +3,1% rispetto al 2017 risulta proiettato, uin base alle previsioni, a una crescita del 3,8% annuo tra il 2019 e il 2023.

Il mare assorbe il 37% dell’interscambio italiano, con un valore degli scambi commerciali pari a 253,7 miliardi ma resta ancora basso l’utilizzo dell’intermodale, visto che l’81% delle imprese intervistate preferisce ancora la gomma per raggiungere i porti.

Il nostro principale fornitore resta la Cina, che con 22,4 miliardi rappresenta il 17% di tutto l’import via mare nazionale. Un dato significativo, tenendo conto anche della guerra commerciale tra Usa e Cina, che nel primo trimestre del 2019 ha ridotto dell’8,2% le esportazioni di container da Pechino. In questo contesto acquista ancora maggiore importanza la ‘Belt&Road initiative’, che in base alle stime porterà un aumento del Pil mondiale entro il 2040 di 7,1 trilioni di dollari l’anno, pari a una crescita annua del 4,2%.

Il 2018 è stato un anno record per il Canale di Suez, con oltre 18 mila navi e 983 milioni di tonnellate di merci transitate. Partendo da queste cifre, Srm stima che se l’Italia effettuasse investimenti portuali tali da aumentare del 10% la capacità di attrazione dei traffici nei nostri porti, la filiera marittima genererebbe un impatto sul valore aggiunto pari a 3,2 miliardi di euro.

Guardando al Sud, tutti i dati di traffico mostrano una presenza di rilievo del Mezzogiorno, con un peso del 45% sul totale nazionale del commercio marittimo.

Insistere sulle Zone Economiche Speciali appare, in questo quadro, fondamentale: “Il Mediterraneo sta ritrovando la sua centralità nell’economia marittima e l’Italia ha ora una grande opportunità: quella di trasformare il suo posizionamento geo-economico in un vero vantaggio competitivo, anche per attrarre nuovi investitori” - ha affermato Massimo Deandreis, Direttore Generale di SRM - “Ma occorre puntare con decisione sul binomio logistica-portualità, investendo in infrastrutture materiali, intermodalità e tecnologie. Il Mezzogiorno in questo scenario ha una grande opportunità di sviluppo in cui si inseriscono le ZES, strumento che va ora reso operativo senza indugi e con convinzione”.

Una visione fondamentale, dunque, per la crescita del Meridione: “L’economia marittima è un asset fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno in quanto consente di fornire prospettiva alla sua connotazione geografica di piattaforma logistica nel Mediterraneo, area in cui si concentra il 20% dei traffici mondiali via nave” - ha concluso Francesco Guido Direttore regionale Sud di Intesa Sanpaolo - “È però fondamentale che ci sia un coerente impegno non soltanto negli adeguamenti infrastrutturali per migliorarne la competitività ma anche e soprattutto nel cogliere le opportunità straordinarie presenti nelle ZES (Zone economiche speciali)”.

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