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Boccali (Anci): la partita sulla sicurezza stradale si gioca in città
AUTO

Boccali (Anci): la partita sulla sicurezza stradale si gioca in città

Redazione T-I
9 Marzo 2011

Sul tema della sicurezza stradale e delle sue ripercussioni in ambito urbano, Trasporti-Italia.com ha intervistato Wladimiro Boccali, Responsabile Mobilità di ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Sindaco di Perugia.

Se gli incidenti diminuiscono in generale sul territorio nazionale, vero è che si concentrano nelle aree urbane dove il problema – se non in fatto di numeri – si acuisce. E’ solo una questione di maggiore consapevolezza o esiste un’emergenza sicurezza in città?
Io non parlerei di “emergenza”, quanto del fatto che nelle città si concentra la presenza delle fasce deboli degli utenti della strada, per le quali la probabilità di uscire dal sinistro con lesioni o peggio è ovviamente molto più alta. L’elemento fondamentale è che ancora la maggior parte degli automobilisti sottovaluta le conseguenze del proprio comportamento alla guida in città.

Quali sono i nodi critici maggiori? Segnaletica, stato di manutenzione dell’asfalto, comportamenti a rischio o altri fattori?
Indubbiamente la segnaletica e la manutenzione del fondo stradale sono problemi ricorrenti, dato che le risorse disponibili sono del tutto sottodimensionate rispetto alle reali necessità, ma l’esperienza ci ha insegnato che spesso, anche laddove la segnaletica è presente e le condizioni delle infrastrutture sono buone, è l’attenzione del guidatore, specialmente se abituale, ad essere piuttosto latente. Spesso la segnaletica dei tratti stradali percorsi più volte al giorno viene considerata alla stregua di “arredo urbano”, senza alcuna ripercussione sullo stato di allerta del guidatore.

Dall’osservatorio privilegiato Anci, qual è lo stato della città italiane da questo punto di vista? Si può creare una hit parade della sicurezza tra nord, centro e sud; oppure città, piccole, medie e aree metropolitane? O esistono altre classifiche?
Non credo si possano compilare classifiche di questo genere: conviene invece sottolineare uno stato di generale difficoltà degli enti locali, alla quale spesso si fa fronte solo grazie ad iniziative straordinarie (finanziamenti europei, ministeriali od altro), che tuttavia non sono sufficientemente strutturali da potersi considerare risolutive.

A Suo parere c’è una discrepanza tra la percezione del cittadino e il reale fattore di rischio? E dalla parte degli amministratori qual è la percezione?
Sicuramente sì, in entrambi i sensi: gli automobilisti spesso sottovalutano la pericolosità del proprio modo di guidare, ed in generale l’approccio dei cittadini è spesso di natura localista (ognuno trova pericolosissima la propria via); gli amministratori hanno il difficile ruolo di mettere a sistema le differenti visioni, anche affidandosi a strumenti analitici di conoscenza che vadano oltre le “sensazioni” di ciascuno e misurino l’effettivo grado di rischio dei differenti tratti stradali.

L’Anci ha recentemente avanzato una proposta per contrastare soprattutto l’insicurezza dell’utenza svantaggiata, innanzi tutto i pedoni: in che cosa consiste e quali sono le attese?
C’è da dire innanzitutto che sono tantissimi i Comuni che hanno organizzato attività e previsto interventi sulla sicurezza stradale. Basti pensare a quanti Comuni italiani hanno già assunto gli impegni previsti dalla Carta Europea sulla sicurezza stradale, oppure i dati legati al calo dei sinistri mortali in area urbana, come dimostrano i numeri delle città metropolitane che abbiamo presentato recentemente. In ogni caso, a livello nazionale si registra un preoccupante dato riferito alla mortalità degli utenti deboli nel 2009. L’Anci mira a ottenere una diffusa ed approfondita conoscenza delle dinamiche evolutive dell’incidentalità in area urbana. A fianco del monitoraggio dei dati e della loro elaborazione è necessario anche passare all’azione, ovvero: assistenza e accompagnamento ai Comuni nel percorso per migliorare i livelli di sicurezza stradale; campagne informative di contrasto ai più gravi comportamenti alla guida; una prima ricognizione sulla situazione attuale della sicurezza stradale, sulle reti di competenza comunale. Tutto ciò con l’obiettivo di evidenziare il livello corrente di incidentalità e le azioni da intraprendere nei processi di pianificazione e nei percorsi tecnico-legislativi per modifiche anche delle infrastrutture. Infine, abbiamo già espresso la criticità contenuta nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri che prevede il recepimento delle norme sulla sicurezza delle infrastrutture stradali per il 2021. Abbiamo chiesto l’anticipo almeno al 2015. Non possiamo aspettare altri 10 anni per dotarci di procedure sulla sicurezza stradale.

Dal punto di vista di Sindaco quali sono le emergenze sia a livello di bisogni della città, sia dalla parte di chi amministra?
Credo che la città soffra di un’assoluta sovrappopolazione veicolare, che talvolta schiaccia ogni altra “forma di vita urbana”. Spesso gli altri problemi sono dirette conseguenze di questo assunto. Credo che il maggior bisogno degli amministratori sia la conoscenza analitica del problema, in modo da calibrare le risposte della città senza indulgere in sensazionalismi e la continua rincorsa delle emergenze.

Infine, che valore ha la comunicazione nel settore della prevenzione e della correzione della sicurezza stradale? Quali sono le iniziative più efficaci sul territorio? E quale può essere il ruolo dei media nel dialogo con le amministrazioni?
Ha un valore enorme, specialmente se fatta con la fasce della popolazione più capaci di ascoltare. Le iniziative migliori sono quelle che accompagnano l’utenza all’uso corretto delle infrastrutture, senza coercizioni o obblighi, con semplici rimandi al senso comune ed all’educazione, il pilastro portante di tutte le interazioni sociali tipiche della nostra civiltà. Credo che i media debbano abbandonare i facili toni sensazionalistici delle “stragi del sabato sera” per assumere invece il ruolo dello stimolo all’azione, dell’approfondimento attento ed informato, affinché si portino avanti con continuità e senza indugi le programmazioni delle amministrazioni, siano esse a livello strutturale o immateriale.

Ilaria Guidantoni


  • anci

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