Aerei: cresce il traffico low cost

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mercoledì 18 maggio 2011
E’ boom per le compagnie aeree low-cost. Dal 2004 al 2009, il traffico passeggeri dei voli ‘no frills’ (cioè senza optional, secondo la filosofia del settore) ha registrato un tasso di crescita annuale del 2,7% su base nazionale e del 4,9% su base internazionale. Secondo uno studio commissionato dall’Enac alla società Kpmg si è passati rispettivamente da 1.430 a 1.632 milioni di passeggeri/km sul fronte interno italiano e da 2.015 a 2.559 milioni di passeggeri sul fronte estero. Il forte incremento è imputabile, a livello internazionale, sia alla crescita del numero dei passeggeri totali che all’aumento delle percorrenze di volo. Il traffico interno, con percentuale minore, sembra invece aver raggiunto una fase di consolidamento. Il complesso dei posti offerti, sempre dal 2004 al 2009, è aumentato in Italia dal 13 al 22%, con un tasso di crescita annuale del 14%. Un’ascesa decisamente rapida, rispetto a un trasporto aereo tradizionale che presenta volumi stabili.
La forte espansione del comparto low cost è testimoniata, inoltre, almeno da altri due fattori. Uno è dalla sempre più fitta presenza di attori sul mercato, specie in Europa, dove dal 2000 al 2009 si è arrivati a 75 compagnie (34 delle quali però hanno chiuso i battenti). L’altro sono i tassi di crescita dei tre vettori leader, che nel periodo 2005-2009 hanno quasi raddoppiato il volume di traffico gestito. Parliamo di Ryanair, Easyjet e Air Berlin, il cui tasso di crescita, nel periodo considerato, è pari rispettivamente al 18, al 12 e al 25%. Tutti è tre, nel 2009, hanno trasportato un totale di 139 milioni di passeggeri.
I voli low cost hanno rivoluzionato il trasporto aereo creando un valore aggiunto dove non c’era e valorizzando geografie sconosciute. Mentre infatti vettori tradizionali hanno sempre unito ciò che già esisteva, i filosofi del ‘no frills’ hanno messo in moto, dal nulla, vere e proprie filiere economiche tra zone del mondo prima emarginate o non considerate a sufficienza. Ecco perché, per esempio, Ryanair preme per sviluppare il proprio traffico verso il Sud Italia, dove sfruttando il turismo si potrebbe far decollare l’economia una volta per tutte.
Secondo dati del dipartimento dei trasporti britannico, diffusi dalla stessa Ryanair, l’indice di correlazione tra l’aumento di capacità di un aeroporto e il prodotto interno lordo raggiunge il 99,4 %. Infatti, un aeroporto e le attività ad esso collegate generano valore sia come attività economica capace di incrementare domanda di lavoro, di beni e servizi, sia come infrastruttura di trasporto in grado di consentire collegamenti rapidi per i residenti dei bacini d’utenza così come per i viaggiatori business e per i turisti. Restano tuttavia da valutare le effettive ricadute economiche sui gestori aeroportuali che, in certi casi, nonostante l’aumento del numero passeggeri, denunciano deficit di bilancio.
Vincenzo Foti
Tag: enac, ryanair

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