Automotive, a marzo la produzione italiana crolla del 55,8%

martedì 12 maggio 2020 12:33:48

La produzione dell’industria automotive italiana registra un calo tendenziale a marzo del 55,8%, mentre chiude i primi tre mesi del 2020 a -21,6%. Lo si evince dai dati Istat.

Guardando ai singoli comparti produttivi del settore, la fabbricazione di autoveicoli (codice Ateco 29.1) vede il proprio indice in flessione del 62,6% a marzo 2020 rispetto a marzo 2019, mentre diminuisce del 24,4% nel primo trimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019; quello della fabbricazione di carrozzerie per autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (codice Ateco 29.2) cala del 64,4% nel mese e del 28,5% nel cumulato e quello della fabbricazione di parti e accessori per autoveicoli e loro motori diminuisce del 48,7% nel mese e del 20,4% nel cumulato.

Secondo i dati preliminari di ANFIA, a marzo 2020 la produzione domestica di autovetture in Italia, subisce a una pesante flessione, -64%, mentre, nel primo trimestre 2020, la produzione si riduce del 27%. Il 51% delle vetture prodotte sono destinate ai mercati esteri. Tra gennaio e marzo 2020, sono stati prodotti circa 180.000 autoveicoli, il 24% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, di cui il 64% sono stati esportati.

Per il settore nel suo complesso, gli ordinativi registrano una flessione tendenziale del 7,2% a febbraio – che fa seguito all’incremento tendenziale del 9,1% riportato a gennaio 2020 - con una componente interna in calo del 6,6% e una componente estera a -8%. Nel primo bimestre 2020, invece, gli ordinativi registrano segno positivo, 0,9%, grazie ad una componente interna in crescita del 4,8% (-3,4% i mercati esteri).

Per le parti e accessori per autoveicoli e loro motori, gli ordinativi registrano un incremento dello 0,4% a febbraio (-0,2% per il mercato interno, +0,9% per il mercato estero), mentre calano dell’1,8% nel cumulato (-3,9% mercato interno e -0,3% mercato estero).

A febbraio 2020 (ultimo dato disponibile), inoltre, il valore delle esportazioni di autoveicoli dall’Italia è di 1,86 miliardi di Euro, il 4,9% in più rispetto allo stesso mese del 2019, il 4,6% del totale esportato. L’import di autoveicoli vale, invece, 3,06 miliardi di Euro e risulta in aumento del 6,3%, rappresentando il 9% del totale importato in Italia. Gli Stati Uniti sono, in valore, il primo Paese di destinazione per l’export di autoveicoli dall’Italia, con una quota del 18%, seguiti da Francia e Germania, rispettivamente con una quota del 15% e del 14%.

Il fatturato del settore automotive nel suo complesso, infine, presenta una variazione positiva del 5,3% a febbraio (+5,8% il fatturato interno e +4,8% quello estero). Nei primi due mesi del 2020, il fatturato cresce del 5,6% (+6,3% il fatturato interno e +4,6% quello estero). Il fatturato delle parti e accessori per autoveicoli e loro motori presenta un incremento dello 0,8% nel mese di febbraio, (-0,4% la componente interna e +2% la componente estera). Nel primo bimestre del 2020 l’indice del fatturato registra una flessione dell’1%, con una componente interna in diminuzione dello 0,3% (+0,6% il fatturato estero).

“A marzo, la produzione industriale italiana ha fortemente risentito delle misure attuate per contrastare la pandemia da Covid-19: dal 12 marzo, infatti, per gestire l’emergenza sanitaria sono stati introdotti provvedimenti governativi che hanno comportato lo stop produttivo e la chiusura dei servizi commerciali non essenziali, fino a una parziale riapertura di alcune attività produttive a partire dagli ultimi giorni di aprile”, commenta Gianmarco Giorda, Direttore di ANFIA.

“Per far ripartire l’automotive – spiega il direttore -, in linea con gli altri principali Paesi europei, anche in Italia occorrono misure straordinarie, non solo di natura economica e fiscale, per aiutare concretamente le imprese, ma anche sul fronte dello stimolo alla domanda di autoveicoli, in un momento in cui la fiducia di consumatori e imprese è bassa – per i primi, a marzo, l’indice è sceso da 110,9 a 101 e per le seconde da 97,8 a 81,7 – e in cui le attività produttive rischiano di rimanere bloccate anche per via dell’elevato numero di autoveicoli in stock. Far ripartire la produzionedella nostra filiera significa salvaguardarne i livelli occupazionali e, contestualmente, sfruttarla come volano per la ripresa dell’intera economia nazionale”.

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