Investire in Turchia: le opportunità per l’industria aeronautica

lunedì 4 marzo 2019 11:38:28

Investire in Turchia conviene. Non solo per gli incentivi che il governo mette a disposizione delle aziende ma anche perché il Paese è in continua espansione. La Turchia è attualmente la tredicesima economia mondiale e negli ultimi anni il Pil medio è cresciuto del 5,7%. Inoltre è un Paese estremamente qualificato in termini di manodopera: ogni anno si laureano 800mila nuovi giovani, l’età media è di 32 anni ed è uno dei Paesi che più di tutti ha ridotto le fasce di povertà della popolazione. Non a caso nel 2018 gli investimenti internazionali in Turchia sono cresciuti del 14% rispetto all’anno precedente, per un totale di 13,2 miliardi di dollari e l’Italia è stato tra i Paesi che hanno investito di più, classificandosi al terzo posto con una cifra di 510 milioni di dollari. La Turchia si presenta quindi come un Paese privilegiato per gli investimenti, anche per le aziende del settore aerospazio e difesa, visto che sono diversi i programmi in fase di sviluppo che possono avere grandi potenzialità anche per le industrie italiane.
“La Turchia – ha spiegato ad Avio-Italia Alfredo Nocera, di Invest in Turkey, un ufficio investimenti che dipende direttamente dalla presidenza della Repubblica turca e che ha aperto anche un ufficio in Italia nel 2018 – è stata proclamata dalla Banca mondiale come uno dei dieci Paesi che hanno maggiormente sviluppato il sistema di incentivazioni e la capacità di fare business”. Basta infatti investire 500mila lire turche (circa 83mila euro) per poter accedere a importanti benefici, quali detassazioni importanti, decontribuzioni o mancato pagamento di tasse. In particolare, per il settore aerospazio, le opportunità sono molte. Turkish Airlines è la linea area mondiale con il maggior numero di connessioni, vola in 120 Paesi del mondo e ha quasi raggiunto i 200 milioni di passeggeri l’anno. Istanbul può contare su tre aeroporti, tra cui il più grande al mondo, inaugurato recentemente.  Inoltre il Paese spende circa 15 miliardi di dollari nella difesa.  “L’industria aeronautica e aerospaziale turca ha attraversato una serie di fasi – ha continuato Nocera -. Se prima del 1990 si basava completamente sul procurement dall’estero ha poi iniziato a entrare nei programmi di coproduzione nazionale e dal 2000 al 2010 ha iniziato a collaborare alla progettazione. Adesso l’industria nazionale sta progettando interamente i suoi velivoli e l’obiettivo per i prossimi dieci anni è quello di diventare un polo internazionale per la ricerca, lo sviluppo e la produzione aerospaziale. La principale azienda turca del settore aeronautico TAI (Turkish Aircraft Industries) sta crescendo tantissimo, ha progetti di sviluppo importanti e vuole accreditarsi sempre di più come Paese esportatore di tecnologia aerospaziale”.
In questo momento la Turchia sta lavorando su una serie di progetti che possono avere grandi potenzialità anche per le aziende italiane: si tratta dell’elicottero multiruolo T625, dell’addestratore basico Hurkus e del nuovo caccia di quinta generazione TF-X. Il T625, progettato per soddisfare requisiti multimissione, ha volato per la prima volta l’anno scorso e la produzione su larga scala dovrebbe iniziare nel 2021 mentre l’addestratore Hurkus-B, che pure ha compiuto il primo volo lo scorso anno, dovrebbe essere consegnato all’aeronautica turca già quest’anno.
Obiettivo per il Turkish Fighter è invece quello di volare nel 2023 in occasione del centenario di fondazione della Repubblica di Turchia. TAI progetta di realizzare i primi sei prototipi tra il 2022 e il 2026 e di raggiungere l’Initial Operational Capability nel 2029. “Si tratta di un programma con specifiche molto avanzate, al quale la Turchia sta destinando un’attenzione particolare perché strategico e che può generare molte opportunità di investimento per l’industria italiana, non solo per grandi player come Leonardo ma anche per le Pmi esistenti nel settore difesa – ha spiegato Nocera -. Tutta la componentistica, dall’idraulica, all’elettronica, ai sistemi di missione sarà infatti oggetto di offerte, con una potenzialità enorme. Inoltre potrebbero esserci anche opportunità per servire i siti del T625 e dell’Hurkus, a livelli di componenti e sottosistemi”.


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