Automotive, investire in Turchia: le potenzialità del mercato in un convegno a Milano

mercoledì 13 febbraio 2019 12:21:43

La Turchia si conferma luogo privilegiato per gli investimenti nel settore automotive. Con lo studio delle caratteristiche e delle potenzialità delle sue aree industriali è infatti possibile tracciare un percorso di crescita per le aziende straniere operanti sul territorio, come già dimostrato da giganti del settore come Ford, Renault, Fiat, Hyundai, Toyota, Mercedes, Man, Prometeon/Pirelli.

È stato questo il focus della presentazione dell’indagine "Zone Industriali in Turchia, incentivi e opportunità di mercato per le imprese italiane” tenutasi presso la Sede ICE di Milano che, oltre alla discussione sugli studi di settore, ha saputo proporre anche l’esempio di case history di successo.
Centrale l’illustrazione del documento, elaborato dalla società Frost&Sullivan con la collaborazione di Invest in Turkey su incarico dell’ICE di Istanbul, sull’attuale stato delle zone industriali in Turchia che si è offerto come strumento informativo circa gli incentivi e le possibilità di investimento in aree specifiche, selezionate sulla base di parametri quali la presenza di aziende straniere, le  infrastrutture, i settori di produzione e la vicinanza alle principali città.

Quanto emerso è il ruolo crescente che la Turchia ricopre nella global value chain dell’automotive, principalmente attraverso l’impegno delle sue aziende produttrici di apparecchiature originali, tale da scalare il ranking di settore e occupare la 5a posizione a livello europeo e la 14a a livello mondiale con un tasso medio di esportazione del 78%. Integrazione internazionale favorevole che, alla luce dei recenti investimenti (quasi 14 miliardi tra il 2002 e il 2007), si unisce all’espansione consistente del settore di ricerca e sviluppo e ingegnerizzazione.
In aggiunta, con un mercato interno piuttosto attivo, supportato dall’aumento delle vendite nel settore automobilistico, la dimensione turca si mostra potenzialmente aperta a una buona prospettiva di estensione ai mercati limitrofi, dall’Europa Occidentale all’Asia Centrale, capace di contare  un volume di vendite di oltre 25 milioni di veicoli (2017).

Di grande interesse per chi sceglie di investire nel settore automobilistico anche la questione incentivi relativi a IVA e dazi doganali, tassi di interesse, supporto fiscale e previdenza sociale.
Un’indagine analitica che, prendendo in considerazione anche i buoni collegamenti infrastrutturali, si è proposta di configurare la Turchia come centro d’elezione per gli investimenti nell’automotive.

“Com’è possibile - chiede Uggè - che la Torino Lione ci costi 7 miliardi di saldo negativo se, in base agli accordi internazionali, all'Italia, tra la tratta nazionale e la quota parte (al netto dei contributi di Francia e soprattutto dell’Unione Europea) di quella internazionale saranno chiesti solo 4,7 miliardi di euro? Nel conteggio, le risorse che Francia e Unione Europea si sono impegnate a fornire non sono state considerate, come se l'intera opera la dovesse finanziare l'Italia – prosegue il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio – La questione non è di poco conto perché, se ai 7 miliardi si tolgono i contributi di UE e Francia, nonché le spese che saranno necessarie, in base a quanto scritto dalla relazione, per il ripristino dei cantieri e la chiusura dei contenziosi, il saldo costi-benefici diventa positivo di oltre 2 miliardi di euro. Uno che di  trasporti si intendeva, amava dire che ‘coe ciacoe no se impasta fritoe’ (con le chiacchiere non si fanno delle frittelle). Oggi assistiamo ad un’ondata di dichiarazione di incompetenti che sparano tesi senza avere le necessarie conoscenze”.
“La Tav è frutto di due accordi internazionali , condivisa dalla Comunità europea per dare vita a un corridoio mediterraneo e rendere competitiva l’economia europea, non è il collegamento tra Torino e Lione – spiega Uggè - Per intenderci, non è la Torino Milano o la Napoli Roma, che di fatto hanno avvicinato due città trasformandole in città lineare. La Tratta della Torino Lione è parte di un corridoio”.
“Gli accordi internazionali sono previsti da una legge approvata dal Parlamento, che solo con l’abrogazione di quegli atti si possono modificare. Il referendum è un atto democratico di grande importanza e prevede tempi e procedure di mesi, chi lo propone o è ignorante o prende in giro gli italiani. Si vada in Parlamento con una proposta di legge che abroga quanto già approvato; non farlo significa aver altri obiettivi di natura politica”, propone Uggè.
“La Commissione costi benefici non può concludersi con un componente in contrasto con i risultati - tuona il vicepresidente di Conftrasporto - Non siamo in una giuria del tribunale, ma in un organismo tecnico che deve esprimersi unanimemente”.
“Sui treni non saliranno i Tir completi, ma casse mobili o semirimorchi e. Quindi, le affermazioni che riguardano il coinvolgimento del personale sono solo stupidaggini  - fa presente il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio - I rifornimenti di carburante vengono effettuati laddove costano meno. Se si considera che un automezzo ha un’ autonomia di quasi due mila chilometri, già oggi i rifornimenti vengono effettuati nei Paesi con il prezzo più conveniente”.
“Per quanto riguarda l’ambiente, il calcolo non può escludere l’elevato numero di automezzi che per collegarsi alle diverse destinazioni dell’ ovest europeo possono partire da Genova o da Novara o da altre località o viceversa. E’ come se per verificare i costi benefici dell’Alta velocità ci si limitasse alle tratte Milano/Torino o alla Roma /Napoli. Il calcolo deve considerare tutta la tratta per avere dati complessivi”.
Ultimo, ma non ultimo, Paolo Uggè affronta il discorso della sicurezza, i costi sociali, e chiede: “Quanto valgono la vita e l’incolumità delle persone in tema di costi benefici? Di questo aspetto si preferisce parlare poco. Le considerazioni sopra esposte non considerano ovviamente i ritorni derivanti dall’incremento dei livelli di occupazione e dalla riduzione dell’inquinamento che improvvisamente, dopo che per anni è stata una delle tante battaglie di ecologisti e uomini di governo, sembra non avere più importanza. Sulle accise rischiamo un vero testa coda: da un lato il Governo intende alzarle eliminando i rimborsi per i camion in quanto sussidi dannosi per l’ambiente, dall’altra, così facendo, finirà per rendere sempre meno conveniente per lo Stato la realizzazione di infrastrutture alternative alla strada e allora finirà col riempire l’Italia di strade e anziché potenziare le modalità alternative affiderà sempre più  i trasporti al tutto gomma”.
“L’autotrasporto magari ringrazierà pure - conclude Uggè - l’Italia tutta non saprei”.

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