A3 Salerno-Reggio Calabria: arriva l’esercito

giovedì 10 febbraio 2011 08:42:40
Sessanta soldati del V Reggimento Fanteria Aosta per la vigilanza sulla A3 Salerno-Reggio Calabria. Contro le continue intimidazioni della ‘ndrangheta (l’ultima in un cantiere a Scilla), da oggi l’autostrada più difficile d’Italia sale al rango di ‘sorvegliata speciale’. La decisione viene dall’incontro tra il presidente dell’Anas Pietro Ciucci e il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Giuseppe Valotto. La vigilanza, programmata per 24 ore su 24, si concentrerà in particolare, su tre cantieri del tratto reggino dell'A3, di cui due nel V macrolotto (Bagnara e Scilla), e uno nel VI (Campo Calabro). In caso di azioni intimidatorie i militari non sono tuttavia tenuti a intervenire direttamente ma dovranno segnalare i fatti alle forze dell’ordine.
“Se questo Paese è costretto a chiamare l’esercito per completare i lavori di un’opera c’è da essere veramente preoccupati” si rammarica il segretario nazionale della Filt Cgil, Michele Azzola. Secondo il sindacalista “non è con l’esercito che vanno ricercate soluzioni alle manifestazioni di illegalità che si sono presentate nel corso di questi lunghissimi anni e che hanno di fatto impedito il completamento di un’opera che è il presupposto dello sviluppo del Mezzogiorno. Ci piacerebbe chiedere al Governo - prosegue Azzola - quale sia il giudizio sulla Legge Obiettivo fortemente voluta dalla stessa compagine governativa che ha dimostrato il proprio fallimento e di non essere in grado di soddisfare quelle esigenze di sviluppo”.
Sempre dalla Filt Cgil rincara la dose Franco Nasso, che consiglia al ministro Tremonti – in Calabria per un blitz sui trasporti – di “fare il viaggio di ritorno sull’autostrada Salerno Reggio Calabria” e magari di approfittare per “un giretto in Sicilia e nelle altre Regioni non trattate da questo viaggio-spettacolo”. Tanto più che, rileva Nasso, proprio Tremonti ha tagliato al tpl un terzo delle risorse spettanti, menomando la capacità delle aziende di rinnovare il parco mezzi su gomma e su ferro. E provocando, inoltre, il taglio di tratte e servizi e l’aumento delle tariffe. “I danni che il ministro ed il Governo hanno provocato - sostiene Nasso - richiedono una profonda inversione di rotta, attraverso il ripristino delle risorse tagliate, la valorizzazione della mobilità sostenibile e un piano di investimenti che può trovare concretizzazione se si pensa ad interventi nel sud, sulle ferrovie e sulle strade, invece che all’inutile e costoso Ponte sullo stretto”.
Vincenzo Foti

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