ACI: la transizione energetica della mobilità sia sostenibile ecologicamente, economicamente e socialmente

martedì 30 novembre 2021

“Lo sviluppo della mobilità elettrica è fuori discussione ma le politiche che devono incentivare e regolare tale sviluppo non possono prescindere dalla valutazione e dalla misurazione dei costi e dei benefici di tutte le tecnologie disponibili e implementabili, dai biocarburanti avanzati all’idrogeno, stimolando di pari passo il servizio di trasporto pubblico plurimodale”.

Così il presidente di ACI, Angelo Sticchi Damiani in apertura della 75a Conferenza del Traffico e della Circolazione. Il confronto istituzionale organizzato dall’ACI, al quale è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, è stato stimolato dai dati dello studio della Fondazione Filippo Caracciolo, intitolato “Per una transizione ecorazionale della mobilità automobilistica italiana”. Il documento è finalizzato a richiamare l’attenzione politica sulle molteplici variabili dei processi evolutivi in atto, in particolare sull’interazione delle azioni adottate e sugli effetti inquinanti e ambientali correlati alle possibili scelte di decarbonizzazione.

Sticchi Damiani ha sottolineato infatti come il processo di transizione energetica della mobilità – che è ormai una dinamica in atto e da cui non si può più prescindere – debba essere sostenibile sotto diversi aspetti: ecologico, economico e sociale.

 

Svecchiare il parco di auto circolanti in Italia

Tra gli spunti di riflessione offerti dallo studio, il confronto delle emissioni di CO2 tra auto a benzina, a metano, ibride ed elettriche, calcolate non soltanto in fase di uso, ma tenendo conto dell’intero ciclo di vita dei veicoli e dei carburanti necessari a muoverli. L’analisi evidenzia anche che le emissioni complessive di CO2 generate dalla produzione, dall’alimentazione e dall’uso di un’elettrica di alta gamma superano notevolmente quelle di un’utilitaria a benzina: 1.646 kg di CO2 contro 1.205 per una percorrenza di 8.500 chilometri.

L’intervento da attuare in via prioritaria è sicuramente lo svecchiamento del parco circolante italiano: il 60% delle auto in Italia ha più di dieci anni e 1 su 5 è addirittura ultraventennale. Le politiche di facilitazione all’acquisto di veicoli non possono quindi prescindere dalla loro sostituzione: l’acquisto incentivato, senza rottamazione, di 20.000 auto elettriche nuove rispetto ad altrettante Euro 6 permette un risparmio di appena 850 kg annui di Pm10, mentre l’avvicendamento di 20.000 veicoli Euro 1 con moderni Euro 6 comporta un taglio di 23.000 kg di emissioni inquinanti ogni anno.

Ecco perché – sottolinea ACI – è fondamentale che gli incentivi continuino a estendersi anche alle più moderne auto usate, favorendo la rottamazione dei 12 milioni di Euro 0 fino a Euro 3.

L’impatto ambientale della mobilità elettrica

Dopo venti anni di continui investimenti strutturali, oggi solo il 39% dell’energia elettrica con cui si muovono le auto a batteria deriva da fonti rinnovabili. Per rispettare gli obiettivi definiti a livello internazionale, la produzione da fonti rinnovabili dovrebbe raddoppiare in soli 9 anni.

Focalizzando più da vicino l’impatto dello sviluppo della mobilità elettrica sul sistema di approvvigionamento energetico, lo studio dell’ACI accende per la prima volta i riflettori su un fattore chiave nelle future scelte politiche: non riuscendo a soddisfare l’intera domanda energetica con le fonti rinnovabili, il surplus di energia necessario a muovere le tante auto elettriche di domani rischia di essere soddisfatto con il ricorso ai combustibili fossili a maggior impatto ambientale.

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