Trasporto marittimo: come chiude il 2025 e come parte il 2026
Chiude nel 2025 con noli in forte calo e parte nel 2026 tra sovracapacità, domanda disomogenea e prospettive incerte
Il trasporto marittimo chiude il 2025 con noli oceanici in forte riduzione e si avvia verso il 2026 in un contesto di squilibrio strutturale tra capacità disponibile e domanda globale, secondo i dati dell’Ocean Freight Rate Tracker – Q4 2025 di Ti Insight.
L’ultimo trimestre dell’anno fotografa un settore che esce da una fase di estrema volatilità, ma che entra nel nuovo anno senza segnali concreti di ripresa.
Trasporto marittimo a fine 2025: noli in forte calo
Nella fase conclusiva del 2025, il trasporto marittimo registra un ridimensionamento marcato delle tariffe oceaniche. L’indice globale dei noli mostra riduzioni superiori al 50% su base annua sulle principali rotte di headhaul, con livelli che tornano prossimi alle medie pre-2020.
Le flessioni più accentuate si concentrano sulle rotte Transpacifiche e Asia–Europa, dove tra settembre e ottobre 2025 si sono verificati cali mensili particolarmente rilevanti. Questo andamento conferma come, nella chiusura dell’anno, il mercato del trasporto marittimo sia fortemente influenzato dall’eccesso di offerta.
Sovracapacità navale e pressione strutturale sui noli
Il fattore dominante nella chiusura del 2025 resta la crescita della capacità globale. La flotta container mondiale risulta più ampia di circa il 9% rispetto al 2024, mentre la domanda cresce a un ritmo molto più contenuto, stimato tra il 2% e il 3%.
Le nuove consegne di grandi portacontainer e il livello quasi inesistente di demolizioni hanno generato una sovracapacità strutturale. A fine 2025, il portafoglio ordini equivale a circa il 30% della capacità globale esistente, un elemento che continuerà a esercitare pressione sul trasporto marittimo anche nel 2026.
Domanda globale di trasporto marittimo nella chiusura dell’anno
Dal lato della domanda, il trasporto marittimo mostra un quadro disomogeneo nella parte finale del 2025. Il Nord America mantiene una relativa tenuta dei volumi, sostenuta dalla resilienza dei consumi interni statunitensi.
Europa e Asia evidenziano invece una domanda più debole. In Europa, la produzione industriale rimane stagnante e i volumi marittimi risultano sostanzialmente piatti su base trimestrale. In Asia, e in particolare in Cina, il rallentamento della crescita economica e la debolezza della domanda interna rendono le esportazioni una leva fondamentale, senza però compensare pienamente il contesto negativo.
Bunker fuel e costi operativi
Nel finale del 2025 il trasporto marittimo beneficia anche di una riduzione significativa dei prezzi del bunker fuel. Il calo dei prezzi del petrolio, insieme a una domanda globale più debole, ha determinato diminuzioni a doppia cifra su base annua in diverse aree geografiche.
Questo fattore contribuisce a ridurre i costi operativi delle compagnie di navigazione, ma al tempo stesso accentua la pressione competitiva in un mercato già caratterizzato da forte sovracapacità.
Come parte il 2026 il trasporto marittimo
Il trasporto marittimo apre il 2026 in continuità con le dinamiche osservate nella chiusura del 2025. Secondo l’outlook riportato nel Ocean Freight Rate Tracker, i primi mesi del nuovo anno dovrebbero essere caratterizzati da noli stabili o ulteriormente in calo, salvo eventi straordinari legati a geopolitica, canali strategici o politiche commerciali.
Le compagnie stanno intensificando le strategie di gestione della capacità, aumentando il ricorso a blank sailings e tentando General Rate Increase, ma l’ampiezza della flotta globale rende difficile un riequilibrio rapido tra domanda e offerta.
Trasporto marittimo tra fine 2025 e inizio 2026
Il passaggio tra fine 2025 e inizio 2026 segna una fase complessa per il trasporto marittimo. Il settore entra nel nuovo anno con fondamentali deboli, margini sotto pressione e un elevato livello di incertezza macroeconomica.
Nonostante questo, il trasporto marittimo resta centrale per il commercio globale. Tuttavia, i dati indicano che il 2026 si apre senza segnali immediati di inversione di tendenza, rendendo cruciale una gestione attenta di capacità, costi e strategie commerciali.
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