Protocollo Ormeggi certificato RINA: la svolta per la tutela degli operatori marittimi
Certifica competenze e conoscenze degli operatori marittimi locali
Il battesimo del Protocollo Ormeggi si è tenuto il 28 ottobre 2025 presso il Propeller Club Port of Salerno. Un evento che ha visto la presenza di personalità di spicco del comparto marittimo e dei servizi portuali. Tra i relatori spiccavano Francesco Cimmino, presidente di Assormeggi Italia, e gli ingegneri Attilio Tolomeo e Massimo Di Rosario, soci del Propeller salernitano, che hanno curato lo sviluppo dello standard secondo gli standard RINA.
L’incontro non si è svolto in un clima formale e ha assunto i toni di un vero dibattito sui rischi e sulle prospettive future legate ai bandi di concessioni demaniali. In particolare, è emersa la forte preoccupazione degli operatori per i criteri introdotti nei bandi locali, spesso non calati sulle reali peculiarità delle imprese che operano nei porti turistici campani.
Nonostante i porti turistici italiani ospitino numerosi posti barca e coinvolgano migliaia di operatori marittimi, manca da tempo un vero riconoscimento normativo delle loro competenze. In questo scenario, negli ultimi mesi, la richiesta di certificazioni di qualità inserite nei bandi di concessione demaniale è in costante crescita.
Il debutto del Protocollo Ormeggi, presentato ufficialmente a Salerno, promette di cambiare le regole del gioco. Dietro la sua creazione, una forte domanda di tutela, visibilità e valorizzazione del know-how locale, non solo come risposta a incertezze normative, ma anche come risposta preventiva al rischio di una progressiva perdita di patrimonio professionale e culturale.
Protocollo Ormeggi: durata sviluppo e autori tecnici
Il Protocollo Ormeggi è il frutto di oltre un anno di lavoro congiunto. Un intenso confronto tecnico, durante il quale il bagaglio di esperienze locali è stato messo a sistema.
Gli ingegneri Attilio Tolomeo e Massimo Di Rosario hanno avuto il compito di tradurre, secondo i requisiti RINA, tutti quegli elementi identitari spesso difficilmente quantificabili, come la conoscenza della storia e delle abitudini del porto o la gestione del rischio in condizioni di emergenza.
A guidare questo processo di strutturazione è stata Assormeggi Italia, che ha raccolto e sistematizzato la voce degli stessi operatori marittimi. Un esempio concreto di come la valorizzazione delle competenze sia passata dal racconto orale alla formalizzazione tecnico-certificativa.
Cos’è il Protocollo Ormeggi e chi lo promuove e certifica
Promotore Protocollo Ormeggi: Assormeggi Italia
A ideare e sostenere il Protocollo Ormeggi è stata Assormeggi Italia, l’associazione di riferimento per chi si occupa di servizi di ormeggio e assistenza nei porti turistici italiani. L’idea di fondo: trasformare un patrimonio di conoscenza diffusa in un vantaggio competitivo riconoscibile anche all’esterno.
Secondo Francesco Cimmino, presidente dell’associazione, «dietro ogni ormeggio c’è una storia e una cultura: il nostro dovere è far emergere e proteggere questo valore, prima che venga progressivamente disperso nel quotidiano turnover dei bandi».
Validazione Protocollo Ormeggi: RINA
A conferire peso e sostanza al protocollo è la validazione operata da RINA, uno dei principali enti di certificazione a livello internazionale. Attraverso una serie di audit sul campo e verifiche documentali, RINA ha attribuito l’attestazione di qualità ai requisiti previsti dal Protocollo Ormeggi.
Il risultato è una sorta di “paracadute” per gli operatori marittimi locali di Salerno e delle aree limitrofe. Una protezione concreta di fronte alle incertezze generate dall’applicazione, spesso poco omogenea, delle recenti modifiche alla Legge 118. La certificazione RINA, infatti, si propone come elemento di garanzia oggettiva, a beneficio sia degli operatori che delle amministrazioni chiamate a valutare le istanze per le concessioni demaniali.
Requisiti certificati: competenze tecniche, conoscenza del territorio, sicurezza, servizi e sostenibilità
Dettagli su conoscenza territorio (servizi, storia, cultura)
Cuore pulsante della certificazione sono gli indicatori che attestano le competenze reali degli addetti. Non solo capacità operative, ma un ampio ventaglio di conoscenze che investono la storia del porto, le tradizioni nautiche locali, persino i circuiti di accoglienza turistica.
Nel dettaglio, i requisiti verificati da RINA spaziano da:
- Esperienza documentata al servizio degli utenti, senza incidenti significativi;
- Pieno presidio delle procedure di accostamento, disormeggio, gestione delle condizioni meteomarine;
- Conoscenza delle reti di servizi territoriali: officine, assistenza, primi soccorsi, informazioni turistiche;
- Elementi sulla storia portuale e le consuetudini locali, utilizzati come strumenti di accoglienza e sicurezza.
Dettagli su sicurezza e servizi integrati
La sicurezza resta la stella polare del Protocollo Ormeggi. Non si tratta però di uno standard astratto. Gli operatori sono chiamati a dimostrare di conoscere, con prontezza, i protocolli d’intervento in caso di emergenza in mare o durante le operazioni d’imbarco.
L’insieme delle competenze accertate coinvolge anche la capacità di fornire servizi integrati: dalla gestione dei flussi turistici in banchina fino alla sostenibilità ambientale legata all’uso di materiali e combustibili a basso impatto.
Una certificazione che si configura come uno strumento dinamico, il cui valore cresce al crescere delle esigenze degli utenti e delle aspettative delle amministrazioni affidanti.
Contesto normativo e impatto sui bandi: Legge 118 e concessioni
Modifiche Legge 118 e conseguenze
Il terreno delle concessioni demaniali è stato recentemente scosso dall’aggiornamento della Legge 118. L’assenza di criteri omogenei rischia di penalizzare le imprese locali, lasciando margini di discrezionalità alle amministrazioni, spesso prive di strumenti oggettivi per valutare le competenze degli operatori.
Una tendenza che comincia a pesare nelle procedure di affidamento. Infatti, in alcuni recenti bandi, seppur timidamente, iniziano a comparire richieste di certificazione di qualità.
Un trend destinato a rafforzarsi in futuro, anche per rispondere ai richiami della Commissione Europea in tema di trasparenza e tracciabilità degli affidamenti pubblici.
Riconoscimento normativo del Protocollo
Per i protagonisti dell’incontro salernitano, la strada maestra passa da un riconoscimento ufficiale della certificazione RINA nel quadro delle norme di settore. Un auspicio che trova eco nelle parole del presidente Cimmino.
L’obiettivo resta quello di garantire equilibrio ed equità nell’accesso alle concessioni, rafforzando il ruolo delle capacità maturate negli anni dagli operatori marittimi autoctoni, la cui esperienza non può essere improvvisata né facilmente replicata da soggetti estranei al territorio.
Impatto per gli operatori marittimi locali a Salerno
Tutela del know-how territoriale
Un filo rosso lega la richiesta di protezione al valore identitario degli operatori locali. In questi anni, la paura diffusa è che bandi e norme troppo standardizzate finiscano per livellare verso il basso la qualità dei servizi, sacrificando la specificità delle esperienze maturate nei porti turistici di Salerno.
A testimonianza di questa preoccupazione, secondo Assormeggi Italia in molte procedure portuali recenti non viene considerato alcun parametro legato alla conoscenza dettagliata del territorio.
Una tendenza che rischia di tradursi, nel medio periodo, in una erosione del know-how e in una perdita di competitività per le imprese nate e cresciute lungo la costa campana.
Rischio sostituzione da soggetti esterni
Il tema della sostituzione da parte di soggetti esterni, spesso privi di radicamento e conoscenza delle peculiarità locali, è stato uno dei punti più dibattuti durante l’incontro al Propeller Club Port of Salerno.
Senza l’introduzione di criteri di qualità certificata, la semplice logica del massimo ribasso minaccia di favorire operatori generalisti a scapito delle imprese storiche del territorio.
Il Protocollo Ormeggi, sottoposto a certificazione RINA, si presenta dunque come una barriera virtuosa: non un muro d’accesso, ma uno strumento capace di “pesare” oggettivamente ciò che solo chi conosce intimamente Salerno e il suo porto può offrire. Da qui, l’appello rivolto ai rappresentanti istituzionali: servono strumenti normativi che valorizzino le differenze e restituiscano centralità alle competenze locali.
Quello che emerge dal confronto salernitano è una svolta: la valorizzazione delle risorse umane e professionali del territorio passa ora per la tutela attiva del know-how.
Un beneficio non solo economico, ma sociale. I porti turistici, grazie a strumenti come il Protocollo Ormeggi, possono diventare incubatori di competenze, custodi di tradizioni e motori di sviluppo, preservando la ricchezza del tessuto marittimo locale anche verso le sfide normative del futuro.
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