Porto di Civitavecchia: diritti d’uso, la Cassazione riconosce le ragioni del AdSP
Si chiude finalmente la controversia sui diritti d’uso, rimodulati per il Porto di Civitavecchia che può contare definitivamente sui fondi versati dagli armatori
Con la pronuncia della Corte di Cassazione del 16 settembre è stata riconosciuto che la rimodulazione dei diritti d’uso sono legittimi. Per la Corte si tratta di un pagamento dovuto e legittimo, non un’imposta ma i diritti d’uso come corrispettivi per servizi di interesse generale. Un contezioso che durava dal 2017 a cui finalmente si pone fine e che riconosce che la rimodulazione dei diritti d’uso per il Porto di Civitavecchia, una sentenza, sottolinea il Presidente Latrofa che fa da linea guida per tutta la portualità italiana: “Superata una lunga fase di incertezza per il bilancio dell’Ente. Una pronuncia di riferimento per tutta la portualità italiana”.
La pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sui diritti d’uso
La Suprema Corte ha respinto l’ultimo ricorso presentato da Roma Cruise Terminal (RCT), ponendo fine a una vicenda giudiziaria iniziata nel 2017.
La controversia trae origine dal decreto del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del 2017, inizialmente impugnato da CLIA, l’associazione internazionale delle compagnie crocieristiche. Dal 2018 gli armatori hanno iniziato a versare gli importi rimodulati con riserva di ripetizione, mantenendo la possibilità di richiederne la restituzione in caso di esito favorevole dei ricorsi.
Dopo due sentenze del TAR e altrettante del Consiglio di Stato, soltanto RCT aveva deciso di rivolgersi alla Cassazione, contestando il mancato esame, da parte dei giudici amministrativi, della questione relativa alla riserva di legge prevista dall’articolo 23 della Costituzione.
Nessun eccesso di potere giurisdizionale per la delibera del presidente AdSP Mar Tirreno Centro Settentrionale
Le Sezioni Unite hanno escluso il denunciato eccesso di potere giurisdizionale, rilevando che il Consiglio di Stato si era pronunciato sulla questione, qualificando i diritti d’uso come corrispettivi per servizi di interesse generale, e non come tributi, e individuandone il fondamento normativo nell’articolo 6 della legge 84/1994.
La decisione pone fine anche all’incertezza che gravava sul bilancio dell’AdSP, legata all’eventuale restituzione delle somme incassate dal 2018.
Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa: si chiude l’incertezza sul bilancio
“La pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione rappresenta un passaggio di fondamentale importanza per il porto di Civitavecchia e per l’intero sistema portuale nazionale. Dopo due sentenze del TAR, altrettante del Consiglio di Stato e l’ultimo pronunciamento della Suprema Corte, si chiude definitivamente una lunga vicenda giudiziaria, con la riaffermazione delle ragioni dell’AdSP.
Dal 2018 abbiamo incassato le somme derivanti dalla rimodulazione dei diritti d’uso con riserva di ripetizione da parte degli armatori, una condizione che ha determinato per anni un elemento di incertezza per il bilancio dell’Ente.
Oggi questa incertezza viene superata e si consolida un importante riferimento giurisprudenziale per tutta la portualità italiana, riaffermando il principio secondo cui i costi dei servizi e della manutenzione delle infrastrutture comuni non possono gravare integralmente sui bilanci delle Autorità portuali”.