ISPRA: nuova mappa dei Porti italiani, aumento del 20% della costa dedicata ai porti
I Porti italiani saranno misurati con maggiore precisione con i due nuovi GeoDb di ISPRA
Nel 2006, i porti italiani occupavano già 260 km di costa, pari al 5% dell’intera costa bassa nazionale. Nel 2020, questa cifra è cresciuta di 15 km, con un incremento del 5% rispetto al 2006. Tuttavia, se si considera lo sviluppo lineare delle opere portuali (moli, banchine, pontili e infrastrutture) il dato assume una dimensione ancora più significativa: nel 2020, la lunghezza complessiva di queste strutture ha raggiunto 2.510 km, con un aumento del 20% rispetto al 2006. Questa trasformazione riflette la crescente pressione antropica sulla fascia costiera, già messa a dura prova da fenomeni come l’erosione e eventi estremi, come il recente ciclone Harry. In questo contesto, la necessità di monitorare, misurare e comprendere le dinamiche della costa — sia per cause naturali che antropiche — è diventata una priorità per enti e organismi preposti alla sua gestione e tutela. Per misurare i km di coste effettivi, sono stati creati da ISPRA due GeoDB (Geo DataBase) dedicati alla portualità italiana.
I due GeoDB (Geo DataBase) ISPRA: una rivoluzione nella conoscenza della portualità italiana
L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), attraverso il Centro Nazionale Coste, ha elaborato e pubblicato due GeoDB inediti che rappresentano un salto qualitativo nella mappatura e caratterizzazione delle infrastrutture portuali italiane suddivisi in 1) Assetto Opere Marittime (AOM); 2) Aree di Trasformazione Portuali (ATP).
Questo database digitalizza e caratterizza tutte le strutture portuali, anche parzialmente, includendo: tipologie e destinazioni d’uso delle opere e condizioni d’uso e evoluzioni nel tempo; riferimenti ISTAT e appartenenze amministrative (Enti, Amministrazioni territoriali); posti barca dichiarati o stimati; aree di Trasformazione Portuali (ATP).
Il secondo GeoDB si concentra sulle aree di impatto delle opere portuali, digitalizzando e caratterizzando: Poligoni di ostruzione (occupazione di fondale marino); poligoni di scavo (occupazione di territorio costiero); poligoni di alterazione (modifica delle condizioni naturali nei bacini portuali), rispetto allo stato ante-operam.
Questi strumenti rappresentano un’evoluzione fondamentale per la pianificazione, il monitoraggio e la gestione sostenibile della fascia costiera, permettendo di valutare l’impatto delle infrastrutture portuali sull’ambiente e sulle comunità locali.
Il ruolo dei dati due GeoDB
I due GeoDB ISPRA rappresentano uno strumento fondamentale per: pianificare gli interventi di tutela ambientale e sviluppo infrastrutturale. Monitorare l’evoluzione della costa e l’impatto delle opere portuali. Supportare le politiche pubbliche con dati aggiornati e interoperabili. Promuovere la blue economy in modo sostenibile, bilanciando crescita economica e tutela delle risorse naturali. In un’epoca in cui la pressione antropica sulla fascia costiera è in costante aumento, la conoscenza dettagliata e aggiornata delle infrastrutture portuali diventa un presupposto irrinunciabile per garantire uno sviluppo equilibrato e rispettoso dell’ambiente.
Dichiarazioni ISPRA: perché questi dati sono strategici
Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA, sottolinea l’importanza di questi GeoDB: “Con la realizzazione dei nuovi GeoDB dedicati alla portualità italiana, ISPRA compie un passo strategico verso una conoscenza sempre più integrata e aggiornata del nostro territorio costiero. Disporre di banche dati omogenee, interoperabili e costantemente aggiornate significa rafforzare la capacità delle istituzioni di pianificare, monitorare e intervenire in modo efficace ed efficiente. I porti rappresentano nodi cruciali per lo sviluppo economico del Paese. Per questo, strumenti come questi GeoDB sono fondamentali per supportare una gestione sostenibile della portualità, capace di coniugare competitività, sicurezza e salvaguardia delle risorse naturali. ISPRA continuerà a investire in conoscenza e innovazione, mettendo i dati al servizio delle politiche pubbliche sullo sviluppo infrastrutturale e della protezione del nostro patrimonio costiero.”
Giordano Giorgi, Direttore del Centro Nazionale Coste ISPRA, aggiunge: “La digitalizzazione e la caratterizzazione di tutte le opere portuali e le aree di trasformazione portuale evidenziano come i porti siano tra le più grandi realizzazioni umane che insistono sulla costa italiana e le più grandi in assoluto sul territorio nazionale, pure essendo tra le aree meno conosciute nel loro insieme per l’estrema varietà di funzioni e dimensioni e per la loro costante tendenza a crescere sia in estensione che in numero. Una parte consistente dell’economia e delle prospettive di sviluppo del nostro Paese passano dal mare e dai suoi punti d’accesso. La crescita della blue economy comporta uno sviluppo dei porti non solo lungo una costa già antropizzata, ma anche su uno spazio proteso verso il mare o verso la terraferma, aggiungendo complessità e funzioni alle strutture già esistenti. Tutto ciò necessita di strumenti digitali adeguati e aggiornati per consentire una governance più efficace e tempestiva sia in termini di programmazione che di realizzazione.”
L’impatto ambientale e le sfide future
Le trasformazioni legate alla costruzione dei porti, come l’occupazione di fondali, la creazione di moli, aree scavate e bacini portuali, si estendono per una superficie doppia rispetto alla somma di tutte le spiagge italiane. A questa cifra vanno aggiunte le modifiche diffuse e capillari apportate al territorio costiero e marino circostante, che alterano gli equilibri naturali e le dinamiche ecologiche.
Questo scenario ha reso urgente una nuova legge di riordino della governance delle infrastrutture portuali
Le priorità per la nuova legge sul riordino della governance delle infrastrutture portuali si concentrano sull’armonizzazione delle sedici Autorità di Sistema Portuale esistenti. Creare sinergie tra i porti turistici privati e le infrastrutture pubbliche. Affrontare la complessità gestionale di centinaia di porti, porticcioli e microstrutture, che, pur avendo impatti significativi sull’ambiente e sulle comunità locali, spesso sfuggono a una regolamentazione unitaria.
Leggi anche:PNRR, Progetto MER: ISPRA presenta Arcadia, la nave oceanografica che studia e protegge il mare
