Assoporti – SRM: 1000 navi ferme a Hormuz, transiti giornalieri crollati dell’89%
Assoporti e SMR ha diffuso un report che sottolinea la centralità dei trasporti marittimi, nonostante la chiusura dello Stretto di Hormuz
Lo Stretto di Hormuz è uno dei punti nevralgici del commercio marittimo mondiale e la crisi crisi senza precedenti sta mettendo in ginocchio le economie mondiali. Nonostante la crisi, però, il report annuale pubblicato da Assoporti e SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno), i dati italiani per il 2025 indicano che il sistema italiano mantiene buoni margini di sviluppo.
Le tensioni geopolitiche nella regione hanno portato a una situazione critica, con circa 1.000 navi attualmente ferme nel Golfo Persico, con il calo dei transiti giornalieri dell’89%, a fronte di un valore stimato delle merci trasportate pari a 23,7 miliardi di dollari. Questi dati evidenziano impatti devastanti non solo sull’economia locale, ma anche sulle catene globali di approvvigionamento, già messe a dura prova da anni di instabilità.
Hormuz, uno snodo strategico: l’impatto del blocco
Lo Stretto di Hormuz è un bottleneck strategico che movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del GPL globale. La sua chiusura o anche solo una riduzione dei transiti ha effetti a catena su scala planetaria. Le navi ferme rappresentano un costo logistico ed economico enorme, con ripercussioni su i prezzi delle materie prime dovuto all’aumento dei tempi di consegna e dei costi di trasporto, che si riflette sui prezzi al consumo.
Molti paesi dipendono dalle forniture di petrolio e gas provenienti dal Golfo.
Le rotte commerciali alternative al passaggio ad Hormuz comportano deviazioni via Capo di Buona Speranza che stanno diventando la norma, ma con costi e tempi proibitivi.
Le alternative: Suez e le rotte via Africa
Mentre Hormuz soffre, anche il Canale di Suez, un altro chokepoint critico, registra un calo dei traffici del 48% rispetto al 2022. Le navi che evitano sia Suez che Hormuz sono costrette a circumnavigare l’Africa, allungando le distanze fino al 120% e aggiungendo fino a 20 giorni di navigazione in più. Di conseguenza c’è un aumento dei costi di bunkerggio, con una maggiore esposizione a rischi di pirateria o di meteo avverso. La riduzione della capacità di trasporto globale ha un impatto consistente sui ritardi e perdite economiche
Il trasporto marittimo: nonostante la crisi resta il motore dell’economia, l’Italia resiste
Nonostante le crisi, il trasporto marittimo rimane il motore dell’economia globale. Nel 2025, sono state movimentate 13 miliardi di tonnellate di merci via mare.
Le rinfuse liquide e solide rappresentano il 74% del totale, con oltre 9 miliardi di tonnellate di commodity strategiche (petrolio, gas, minerali, cereali).
Nei porti dell’Unione Europea, le rinfuse liquide costituiscono il 37% delle merci movimentate, mentre le solide incidono per il 20%.
In questo scenario complesso, i porti italiani emergono come un punto di forza.
I dati dei Porti italiani: Secondo i dati del report, nel 2025, gli scali nazionali hanno movimentato oltre 510 milioni di tonnellate di merci, con una crescita del +3,5% rispetto al 2024.
I container crescono del +7,1%, superando 13 milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Unit).
Le rinfuse solide aumentano del +7,1%, mentre quelle liquide registrano un +1,8%.
Il Ro-Ro (trasporto di merci su ruota) cresce ulteriormente, superando 122 milioni di tonnellate e consolidando l’Italia come hub mediterraneo per le supply chain europee.
Il traffico passeggeri raggiunge 75 milioni di viaggiatori, di cui 14 milioni di crocieristi.
Dichiarazioni chiave: l’importanza strategica dei porti italiani
Il presidente di Assoporti, Roberto Petri
“Il quadro che emerge conferma la solidità del sistema portuale italiano in un contesto internazionale estremamente complesso. Nel 2025 i nostri porti hanno superato 500 milioni di tonnellate di merci movimentate, con una crescita in tutti i segmenti merceologici e 75 milioni di passeggeri transitati negli scali italiani. Sono numeri che dimostrano il valore strategico delle infrastrutture per l’economia nazionale, per il commercio internazionale e per la competitività del sistema produttivo del Paese.
In uno scenario globale segnato da tensioni geopolitiche e ridefinizione delle rotte marittime, diventa ancora più importante continuare a investire in infrastrutture, sostenibilità ed efficienza logistica. Per questo come Assoporti riteniamo essenziale lavorare sui dati e la ricerca per la programmazione della nostra Nazione.”
Il direttore SMR, Massimo Deandreis, evidenzia il ruolo chiave del Mediterraneo:
“Le analisi che abbiamo condotto, grazie alla solida collaborazione con Assoporti, mettono in evidenza il valore strategico dei grandi chokepoint marittimi per l’economia globale. Ne abbiamo prova con le tensioni geopolitiche e le disruption che stanno interessando Hormuz e i conseguenti effetti sulle supply chain, sui costi logistici e sull’organizzazione dei traffici marittimi ed energetici internazionali. L’analisi mette però in evidenza che i porti italiani stanno dimostrando importanti capacità di adattamento, garantendo sostegno sia al sistema industriale che a quello turistico nazionale. Nonostante la situazione generale, i dati dimostrano che il Mediterraneo mantiene una centralità strategica a livello globale e l’Italia, grazie alla sua posizione geografica e alla rete portuale, può giocare un ruolo sempre più rilevante nei nuovi equilibri logistici.”
Prospettive future: tra rischi e opportunità
La crisi nello Stretto di Hormuz è un campanello d’allarme per il commercio globale. Le navi ferme, i costi in aumento e le rotte alternative stanno mettendo a dura prova l’economia mondiale. Tuttavia, i porti italiani dimostrano resilienza e crescita, confermando il loro ruolo chiave nel Mediterraneo.
La crisi nello Stretto di Hormuz e le tensioni in altre aree critiche (come il Mar Rosso e il Canale di Suez) stanno ridefinendo le rotte commerciali globali. Tuttavia, l’Italia si posiziona come hub strategico nel Mediterraneo, grazie a: infrastrutture portuali efficienti e in crescita; posizione geografica privilegiata, che consente di collegare Europa, Africa e Asia; capacità di adattamento ai cambiamenti delle supply chain.
Per mantenere questo vantaggio, sarà fondamentale investire in sostenibilità (decarbonizzazione, energie rinnovabili nei porti). Migliorare l’efficienza logistica (digitalizzazione, ottimizzazione dei processi).
Rafforzare la collaborazione internazionale per garantire la sicurezza delle rotte.
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