Europa, Italia e altri 9 paesi UE chiedono un ETS più flessibile
L’Italia e altri 9 paesi richiedono attraverso un comunicato ufficiale un nuovo Ets
Cosa richiede il documento firmato anche dall’Italia
All’interno di questo documento si chiede all’esecutivo Ue di tenere conto di diversi elementi, uno tra tutti il fatto che l’attuale sistema, che richiede ai settori energetici e industriali di raggiungere emissioni prossime allo zero già entro il 2039, “spingerà le industrie fuori dall’Europa“. Il posizionamento in questo caso è diverso da quello della Confindustria, che sul tema ha firmato una lettera congiunta alla Commissione, insieme alle omologhe di Germania e Francia, Bdi e Medef. I 10 paesi che hanno firmato ribadiscono: “è necessario estendere il tetto massimo del sistema ETS fino al 2050. Questo adeguamento dovrebbe essere introdotto il prima possibile, poiché le nostre industrie sono sottoposte a forti pressioni e devono affrontare costi immediati e irreversibili”.
Inoltre, per i 10 Paesi, la revisione dovrebbe anche rendere il sistema più elastico, “per consentire di tenere conto di specifiche circostanze nazionali, come il mix energetico o il Pil pro capite”. La revisione deve inoltre garantire parità di condizioni a tutti i Paesi, affinché possano proseguire nei loro percorsi di trasformazione”. Quanto al prezzo delle emissioni di anidride carbonica, “poiché l’impronta di carbonio non è l’elemento principale della competitività globale, il prezzo della Co2 deve essere prevedibile e immune alla speculazione. Dovrebbe inoltre essere sostenibile per mantenere la competitività dell’Ue a livello globale”
Le richieste riguardanti il settore marittimo
Parlando invece del settore marittimo, i 10 paesi firmatari evidenziano che “pur condividendo gli obiettivi di decarbonizzazione del settore, è necessario tenere conto della competitività del sistema portuale europeo“, per evitare, ad esempio, una fuga dai porti dell’Ue a favore di quelli della sponda meridionale del Mediterraneo, non Ue. La revisione, scrivono successivamente, “dovrebbe evitare fughe di carbonio involontarie, impedendo il trasferimento del traffico dagli hub di trasbordo dell’Ue ai porti di Paesi terzi limitrofi“.
Per il settore aeronautico, la revisione del sistema Ets “dovrebbe tenere conto delle specificità del trasporto aereo internazionale, delle esigenze del settore , garantendo al contempo parità di condizioni per gli operatori europei“.
La conclusione sull’ Ets 2
Infine, l’Ets 2, il sistema che, secondo il premier polacco Donald Tusk, provocherà la caduta di tutti i governi democratici nell’Ue quando entrerà in vigore, dato che provocherà rincari sia del riscaldamento che dei carburanti: “L’accettazione da parte del pubblico – sottolineano i dieci – è una condizione preliminare per la credibilità della determinazione del prezzo del carbonio e delle politiche climatiche in generale – inoltre aggiungono – è uno strumento particolarmente sensibile dal punto di vista sociale e incide principalmente sulle famiglie più vulnerabili, già colpite in modo sproporzionato dalla crisi dei prezzi dei carburanti. I cittadini europei non dovrebbero essere costretti a subire nuove tasse sul clima nelle attuali circostanze economiche e geopolitiche. Il sistema Ets 2 – concludono – dovrebbe pertanto essere affrontato direttamente nella revisione e attentamente riconsiderato”
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