Porti, Cgil e Filt: Genova rimane la priorità, ma non si sottraggano risorse all’intero sistema

lunedì 1 ottobre 2018 11:33:40

Incertezza per il futuro del sistema portuale Italiano. A destare preoccupazione nelle sigle sindacali Cgil e Filt le modifiche previste alla governance e le ripercussioni del crollo del Ponte Morandi.

Per la gestione dell’Autorità di sistema portuale del Mar ligure occidentale sono stati stanziati 30 milioni di euro, risorse prelevate dal fondo dell’autonomia finanziaria. “Se fosse confermato, sarebbe irricevibile, in un’ottica di sistema, continuano, un decreto che toglie risorse ad altri porti per sostenere gli interventi volti a restituire dignità e lavoro a Genova. Intervenire sulla governance dei porti non ci convince e non la consideriamo una necessità incombente”. Lo affermano il segretario confederale Vincenzo Colla ed il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo, aggiungendo che “vorremmo conoscere, invece, quali sono le reali intenzioni del Ministro Toninelli rispetto al settore portuale”. 

“Le recenti e frequenti esternazioni del Governo – spiegano i due dirigenti sindacali – sull’ipotesi di riaprire il dibattito sulla riforma, modificando probabilmente la natura giuridica delle Autorità di Sistema Portuale in SpA pubbliche, ci preoccupano sia sul merito che sul metodo e non rappresentano per noi una priorità di intervento”.

 “Invece il Ministro Toninelli – chiede Colombo della Filt Cgil – deve vigilare affinché la riforma adottata definitivamente con il decreto 232/2017, concernente le autorità portuali venga regolarmente applicata per non creare condizioni di crescita nel Paese a più velocità che indurrebbe, di certo, una concorrenza spietata all’interno dello stesso e scaricherebbe i suoi effetti negativi sul lavoro. 

È, quindi, urgente riprendere il cammino tracciato senza inciampare in lobby, purtroppo sempre più attive, portatrici di interessi particolari e non collettivi. I ritardi attuativi della norma – prosegue il dirigente nazionale della Filt – li abbiamo addebitati alle “autarchiche” interpretazioni di alcuni Presidenti di AdSP ed abbiamo rappresentato l’insoddisfazione dei lavoratori, proclamando la mobilitazione nazionale dei portuali e marittimi lo scorso 11 maggio.

Efficientamento del sistema, favorire la fluidità di merci e persone, competitività davanti alle sfide globali, sono doveri che non permettono distrazioni o frenate brusche. Questo il tracciante attuale – afferma infine Colombo – da perseguire e dopo, ma solo dopo, saremo in grado di giudicare, capire dove migliorare e soprattutto con quali interlocutori”.

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