Fedespedi: Riforma dei porti soddisfacente, attendiamo la piena applicazione

lunedì 25 gennaio 2016 12:07:42

“Soddisfazione per una riforma che il nostro settore ha lungamente atteso, soprattutto in relazione al tema della semplificazione burocratica, e fortemente auspicato per quanto riguarda l’altra grande tematica del coordinamento nazionale”. E’ questo il commento del presidente Roberto Alberti di Fedespedi (Federazione Nazionale delle Imprese di Spedizioni Internazionali), in merito all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto di “Riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione delle autorità portuali”.

“Sulla carta sono state date risposte a numerose richieste provenienti dall’utenza portuale – ha aggiunto Alberti -: l’assegnazione ai presidenti delle Autorità di Sistema dei poteri reali di coordinamento e controllo su tutte le amministrazioni che intervengono all’interno degli scali portuali, lo snellimento dei processi decisionali interni alle autorità di sistema con il superamento dei Comitati Portuali e l’introduzione del tavolo di partenariato della risorsa del mare, con cui si garantisce agli stakeholders comunque una partecipazione consultiva ai progetti strategici di crescita dei sistemi portuali. Prima di dare un giudizio definitivo bisognerà attendere la piena implementazione organizzativa e normativa della riforma – continua il presidente -, ma non vi è dubbio che, leggendo il testo del Decreto, la volontà sia quella di aggiornare il nostro sistema di governance portuale guardando a modelli più evoluti e che molte delle battaglie condotte dagli spedizionieri in questi anni, come ad esempio quella per l’introduzione dello Sportello Unico Doganale, hanno trovato finalmente grande attenzione da parte del Governo”.

Ora, spiega in conclusione il presidente di Fedespedi, gli operatori devono capire e vedere tempi e modalità di effettiva attuazione della riforma, che prevede un processo progressivo di superamento dell’attuale modello: “Siamo soddisfatti ma vogliamo essere prudenti: la riforma dovrà ora diventare, come dicono gli anglosassoni “law in action” e sappiamo che spesso, in Italia, le migliori riforme sono state spesso svilite da non adeguate norme applicative”.


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