Guerra Iran, logistica e spedizioni internazionali: i rischi per le rotte commerciali
Stop alle rotte via Hormuz e Suez, costi in aumento e rischi per l’export italiano
La guerra in Iran e l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Teheran stanno generando forti ripercussioni sulla logistica e spedizioni internazionali, con effetti immediati sulle rotte strategiche e sull’export italiano ed europeo.
Secondo Valentina Mellano, CEO di Nord Ovest, realtà operativa nella logistica e nelle spedizioni nazionali e internazionali, il sistema si trova nuovamente in una condizione simile a quella vissuta all’inizio della crisi mediorientale: l’instabilità nell’area sta compromettendo la sicurezza dell’intero sistema logistico regionale.
La chiusura per motivi di sicurezza di uno degli hub aeroportuali più importanti al mondo come Dubai rappresenta, secondo Mellano, un segnale evidente di una fase di profonda instabilità.
Guerra Iran: incertezza per la logistica e spedizioni internazionali
Nel settore della logistica e spedizioni internazionali si stanno moltiplicando le comunicazioni operative. Le aziende stanno ricevendo decine di circolari con stop ai booking per le aree colpite, in particolare lato est dell’Arabia, Emirati, Kuwait e Qatar.
Negli ultimi mesi si erano registrati segnali di normalizzazione dei transiti attraverso il Canale di Suez, con un progressivo ritorno delle navi sulle rotte tradizionali. L’attuale escalation legata alla guerra in Iran ha però determinato una nuova inversione di tendenza.
Molte compagnie stanno scegliendo in queste ore la rotta alternativa che passa per il Capo di Buona Speranza, con un allungamento significativo dei tempi di navigazione. È un segnale chiaro: la percezione del rischio è tornata su livelli incompatibili con una navigazione ordinaria.
Guerra Iran e rotte: lo Stretto di Hormuz paralizzato
Il traffico nello Stretto di Hormuz, pur non formalmente bloccato, è di fatto fermo perché non sussistono le condizioni minime di sicurezza per la navigazione. Gli attacchi alle petroliere e la sospensione di numerosi servizi stanno generando un effetto paralisi su uno snodo da cui transita una quota cruciale dell’energia mondiale.
Si tratta di un passaggio strategico per oltre 10 milioni di barili al giorno di petrolio e per circa un quinto dell’export globale di gas naturale liquefatto, in particolare dal Qatar, che non dispone di rotte alternative strutturali.
Anche l’area del Mar Rosso rientra tra i corridoi più esposti, con il rischio che i carrier sospendano progressivamente i transiti più vulnerabili.
Logistica e spedizioni internazionali: impatto su export italiano ed europeo
Dal punto di vista dei flussi commerciali, l’impatto della guerra in Iran è immediato sulla logistica e spedizioni internazionali:
- allungamento dei tempi di transito;
- aumento dei costi di nolo;
- incremento delle coperture assicurative;
- congestione nei porti di trasbordo;
- riprogrammazione delle catene di approvvigionamento.
Per l’export italiano ed europeo l’effetto è duplice. Da un lato si registrano tempi di consegna più lunghi verso Asia e Medio Oriente; dall’altro emerge il rischio di tensioni sui costi energetici e sulle materie prime, con ripercussioni a catena sulla pianificazione industriale.
Se la situazione non rientrerà rapidamente, il rischio è quello di un nuovo shock logistico, con effetti combinati su costi, competitività e stabilità delle supply chain globali. In questo scenario, le imprese dovranno prepararsi a gestire rotte più lunghe e meno prevedibili, in un contesto in cui la resilienza della logistica e spedizioni internazionali torna al centro delle strategie aziendali.
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