Indagine dell'ART sulla mobilità in tempi di Covid-19: cresce l'utilizzo di biciclette e mezzi in sharing

martedì 14 luglio 2020 09:49:48

Con l’obiettivo di analizzare la propensione agli spostamenti dei cittadini e la loro percezione di sicurezza rispetto a eventuali rischi per la salute in tempi di emergenza sanitaria, e rilevarne le preferenze e incoraggiare l’utilizzo dei mezzi di trasporto, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha realizzato un’indagine demoscopica in collaborazione con DOXA SpA.

Gli obiettivi sono stati sviluppati in relazione a tre scenari: pre-Covid 19: fase antecedente al 23 febbraio 2020, data di adozione delle limitazioni alla mobilità e agli spostamenti previste dal Governo; durante Covid-19: fase con inizio 4 maggio 2020 fino al momento attuale che corrisponde all’arco temporale di somministrazione delle interviste in esito all’attivazione della c.d. Fase 2 (eliminazione parziale delle restrizioni alla mobilità); post-Covid: fase ipotetica di completa ripresa con spostamenti Covid-19 free (in presenza di efficaci terapie e/o del vaccino e in assenza totale di restrizioni alla mobilità).

Dal confronto tra lo scenario “durante” e quello pre-Covid, il 63% degli intervistati dichiara di non aver cambiato le proprie abitudini di mobilità.

In riferimento a quanti hanno dichiarato di aver cambiato i propri comportamenti di mobilità (37% degli intervistati), dal confronto tra lo scenario “durante” e quello pre-Covid-19, i dati mostrano una generale contrazione degli spostamenti per differenti tipologie di frequenze di utilizzo (abituale, 1-2 volte a settimana e saltuariamente) e per tutte le modalità di trasporto, ad eccezione della mobilità sostenibile ( es. spostamento a piedi, bicicletta, monopattino e scooter a noleggio/sharing) e dell’autovettura.

Intervistati in merito alla propria propensione agli spostamenti, dal confronto tra lo scenario post e quello pre-Covid, il 67% del campione dichiara di non voler cambiare le proprie abitudini di mobilità.

Con particolare riferimento a chi ha dichiarato di aver cambiato i propri comportamenti di mobilità (33% degli intervistati), dal confronto tra lo scenario post e quello pre-Covid, i dati mostrano una tendenza in crescita per quanto riguarda: utilizzo abituale di bicicletta personale (+92%), moto/scooter di proprietà (+64%), autovettura a noleggio e di proprietà con utilizzo dell’autostrada (+60% e +55%, rispettivamente); un utilizzo di 1-2 volte a settimana di car sharing (+300%), taxi/NCC/piattaforma tecnologica (+250%), moto/scooter a noleggio (+250%), treno alta velocità (+117%), voli internazionali (+100%), monopattino personale (+100%), autovettura di proprietà con utilizzo dell’autostrada (+31%), trasporto pubblico con autobus/tram e metropolitana (+23% e +24%, rispettivamente), treno regionale (+17%); una diminuzione per quanto concerne, invece, utilizzo abituale di moto/scooter a noleggio (-100%), autobus media-lunga percorrenza (-50%), treno regionale (-29%), trasporto pubblico con autobus/tram e metropolitana (-6% e -7%, rispettivamente), utilizzo di 1-2 volte a settimana di voli nazionali (-50%), autovettura di proprietà senza utilizzo dell’autostrada (-11), spostamento a piedi (-3%).

Indipendentemente dall’intensità d’uso dei mezzi di trasporto, sia per lo scenario pre che per quello post-Covid, l’utilizzo dell’autovettura privata e lo spostamento a piedi sono le opzioni modali utilizzate dalla maggior parte degli intervistati; segue la bicicletta, che soprattutto nello scenario Post-Covid guadagna una posizione, precedendo il trasporto pubblico con autobus/tram. Per entrambi gli scenari durante e post-Covid, i dati mostrano un effetto di cambio modale, più marcato nello scenario post-Covid.

Con riguardo agli intervistati che hanno dichiarato di aver cambiato i propri comportamenti di mobilità nello scenario durante Covid-19, il 97% dichiara di aver limitato i propri spostamenti per attività personali (leisure e svago); il 51% dichiara di voler limitare i propri spostamenti per attività personali (leisure e svago) nello scenario post Covid-19
Le principali motivazioni di cambiamento dei comportamenti di mobilità degli intervistati sono riconducibili, per entrambi gli scenari durante e post-Covid, alla percezione di insicurezza nell’utilizzo dei mezzi di trasporto e al rischio per la propria salute e per quella dei familiari. Gli accorgimenti adottati dagli intervistati che hanno modificato i propri comportamenti di mobilità sono riconducibili principalmente all’utilizzo di dispositivi di protezione (guanti, mascherine, visiere ecc.), al distanziamento fisico da altre persone, alla riduzione del numero di spostamenti e alla pulizia dell’ambiente di viaggio del mezzo di trasporto.

Per entrambi gli scenari durante e post-Covid, l’azione preferita dagli intervistati per promuovere l’utilizzo dei mezzi di trasporto è la presenza di un addetto che assicura il distanziamento tra passeggeri sia a bordo, sia nelle aree di accesso (es. fermate, banchine, sottopassaggi, navette ecc). Mentre nello scenario durante Covid-19 gli intervistati hanno indicato una forte preferenza anche per la presenza di segnaletica per delimitare i percorsi di entrata/uscita dagli hub trasportistici e per la ricezione di informazioni sull’affollamento dei mezzi di trasporto, nello scenario post-Covid, in aggiunta a confermare la rilevanza delle informazioni sull’affollamento, i dati mostrano un’apprezzabile preferenza per la riduzione del 10% del prezzo del biglietto o costo del viaggio (ritenuta più importante per l’utilizzo del trasporto pubblico con autobus, del trasporto ferroviario e per l’autovettura privata e meno rilevante per la metropolitana, l’aereo e modalità condivise/sharing).

In relazione allo scenario durante Covid-19, il 58% degli intervistati dichiara che la ricezione in tempo reale di informazioni riguardanti i mezzi di trasporto disponibili (es. livello di affollamento all’interno dei mezzi e alle fermate, garanzia del rispetto del distanziamento tra passeggeri, tempi di percorrenza certi sia in partenza che a destinazione) lo incentiverebbe all’utilizzo dei mezzi di trasporto, confermando l’utilità dell’informativa in parola a supporto delle proprie scelte di mobilità.

A questo proposito, il 59% degli intervistati dichiara di essere disponibile a condividere informazioni sugli spostamenti, sul suo stato di salute e su quello di soggetti contagiati (o ad alto rischio) con i quali si è relazionato, al fine di salvaguardare la sua salute e quella di tutti i cittadini. Un 30% degli intervistati dichiara di non voler rispondere al momento, evidenziando la necessità di più approfondite riflessioni. Il restante 11% degli intervistati manifesta una netta indisponibilità a condividere i dati in parola. Da un approfondimento delle motivazioni fornite dagli intervistati “incerti” o contrari a condividere i dati, il 25% dichiara la mancanza di fiducia nella modalità di utilizzo dei dati personali che lascia pertanto spazio a possibili interventi informativi finalizzati ad accrescerne la fiducia.

Per quanto riguarda il campione e la metodologia di raccolta ed elaborazione, i dati relativi alla mobilità prima, durante e dopo l’emergenza Covid-19 si riferiscono a una “settimana tipo” e comprendono una ampia lista di modalità di trasporto. Il campione è rappresentativo della popolazione in termini di genere, età, istruzione e area geografica e consta di 1.000 interviste, raccolte dal 19 al 23 maggio.

In relazione all’occupazione lavorativa, il 37% degli intervistati dichiara di continuare la propria attività recandosi al lavoro in linea con quanto effettuato prima dell’emergenza sanitaria, mentre circa il 50% degli intervistati ha dichiarato un cambiamento della propria occupazione: il 13% sta continuando la propria attività in modalità smart working; il 23% si trova in una condizione di sospensione temporanea del posto di lavoro (es. cassaintegrazione, ferie obbligate, congedo, disoccupato, ecc.); per il 6% è in atto una riduzione della giornata lavorativa (attività svolta da casa); l’8% è interessato da riduzione della giornata lavorativa (attività svolta recandosi al lavoro).

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