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Tipologie di cabina

Redazione T-I
11 Maggio 2009
La cabina di un veicolo industriale può assumere diverse forme e avere differenti dimensioni, secondo l’utilizzo del camion, ma anche in funzione delle normative vigenti. Per esempio, un automezzo che svolge lavori giornalieri, dove l’autista non ha trasferte notturne, può montare una cabina più compatta rispetto a quello che effettua la linea sul lungo raggio. Per quanto riguarda la normativa, basti pensare che le lunghezze massime europee limitano nel nostro continente la diffusione dei “musoni”, che invece spopolano negli Stati Uniti, dove le leggi sono più flessibili.
La prima classificazione della cabina del camion dipende proprio dalla presenza o meno del “muso”. In termini più tecnici, si parla di posizione dell’abitacolo rispetto al motore e all’asse anteriore. Gli altri elementi che caratterizzano la cabina sono la lunghezza e l’altezza, mentre la larghezza è generalmente costante.

Nella “cabina avanzata”, l’assale anteriore, il motore e l’abitacolo si trovano sulla stessa verticale. Quindi il parabrezza è in asse con il frontale del veicolo. È la soluzione più diffusa in Europa, ma non – per esempio – negli Stati Uniti. La ragione di questa difformità sta nella diversa normativa che regola le dimensioni massime dei veicoli per il trasporto merci. In Europa, la legge fissa la lunghezza massima dell’intero veicolo (autotreno o autoarticolato) e così, per ottimizzare lo spazio destinato al carico, bisogna necessariamente limitare la lunghezza della cabina. E la soluzione avanzata risponde a proprio questo criterio, poiché compatta cabina e vano motore nel minor spazio possibile, oltre a garantire una maggiore visibilità al conducente.

Negli Stati Uniti – dove la normativa regola solamente la lunghezza del semirimorchio, lasciando piena libertà nelle dimensioni della motrice – si è sviluppata la cabina “arretrata” (o “conventional”), posta dietro al vano motore.

Esiste anche una versione intermedia, la cabina “semi-arretrata”, dove il parabrezza è allineato in corrispondenza del mozzo delle ruote anteriori. È una soluzione ibrida, talvolta utilizzata anche in Europa nei mezzi d’opera o per il traino di corti semirimorchi cisternati.

Rimanendo in ambito europeo, la lunghezza della cabina avanzata varia in base all’impiego del veicolo. La cabina corta, priva di zona notte, è prevalente sui trattori e sugli autocarri che operano su brevi e medie distanze o sulle motrici per l’edilizia. Negli automezzi leggeri è disponibile anche la doppia cabina, che può ospitare fino a sei passeggeri.

Nei camion destinati al trasporto di linea sul lungo raggio, si utilizza invece la cabina lunga, dotata di una zona notte e, talvolta, di un’area dedicata al relax, ricavata sfruttando razionalmente lo spazio interno, oppure eliminando il sedile del passeggero. Nei modelli di alta gamma, non mancano equipaggiamenti quali minibar, televisione, impianto di condizionamento autonomo o lettore di DVD.

Quando dimensione non è un problema, come nel caso dei grandi truck americani, si può adottare anche la cabina allungata, che contiene perfino una zona cucina, un divano e un letto a due piazze. Si tratta di cabine fuori standard, che possono raggiungere anche la lunghezza di cinque metri.

Per quanto concerne l’altezza, esistono principalmente due versioni: a tetto basso o alto, quest’ultima molto apprezzata dagli autisti poiché consente di stare comodamente in piedi e di muoversi più agevolmente all’interno dell’abitacolo.

Negli anni Ottanta si era diffusa in alcuni Paesi europei una cabina corta con una cuccetta situata in una sorta di mansarda situata sopra l’abitacolo. Era nata per gli autotreni granvolume sulle lunghe distanze, che consentiva di guadagnare spazio per il carico e nello stesso tempo permettere al conducente di dormire. Ma è una soluzione ormai in declino. Da un lato, infatti, i sindacati degli autisti hanno protestato contro lo scarso spazio dell’abitacolo, e nello stesso tempo la tecnologia costruttiva degli allestimenti ha permesso di recuperare spazio riducendo a pochi centimetri la distanza tra motrice e rimorchio (grazie ad un timone telescopico). Oggi si ottengono veicoli per trasporti voluminosi che offrono un’elevata capacità di carico senza sacrificare lo spazio per il conducente.

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