Tachigrafo: se l’autista non lo usa scatta il licenziamento per giusta causa
Ecco cosa ha deciso la Cassazione.
Il tachigrafo non solo uno strumento che registra i tempi di guida. A ricordarlo è la Corte di Cassazione. Ha confermato la legittimità del licenziamento per giusta causa di un autista. Per circa tre mesi non ha usato correttamente il dispositivo. Non ha inserito la carta conducente e non ha fatto lo scarico dei dati.
La vicenda nasce dal provvedimento disciplinare adottato da un’azienda nei confronti di un conducente. Gli sono state contestate gravi irregolarità nell’uso del tachigrafo.
Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento. Sostenendo che la propria condotta non avesse determinato alcun concreto pericolo per la sicurezza e che le conseguenze potessero essere, al più, di natura amministrativa.
Tale ricostruzione non è stata condivisa dai giudici.
Perché il tachigrafo è decisivo per la sicurezza
La Cassazione ricorda che il tachigrafo ha un ruolo importante per la sicurezza. Il dispositivo registra i tempi di guida e di riposo degli autisti. In questo modo è possibile controllare se vengono rispettati i limiti previsti dalla legge.
Queste regole servono a evitare che un conducente guidi per troppe ore senza le necessarie pause. Il rischio, infatti, è che la stanchezza possa aumentare le probabilità di incidenti.
Per i giudici, ignorare le regole sul tachigrafo significa venire meno a obblighi che riguardano direttamente la sicurezza del servizio svolto.
Quando la violazione diventa una giusta causa di licenziamento
Nel caso esaminato dalla Corte, l’omesso utilizzo del tachigrafo non si era verificato in modo occasionale.
La violazione non era stata occasionale. Per diversi mesi il conducente aveva continuato a guidare senza utilizzare correttamente il tachigrafo.
Non si trattava di una semplice inosservanza amministrativa. Le contestazioni riguardavano regole che hanno lo scopo di garantire la sicurezza del servizio e degli utenti della strada.
La circostanza che l’omissione potesse comportare sanzioni amministrative non esclude infatti la rilevanza disciplinare del fatto. Al contrario, proprio la funzione del tachigrafo rende particolarmente grave una condotta che impedisce il controllo dei tempi di guida e di riposo.
Il rapporto fiduciario tra azienda e conducente
La decisione si fonda soprattutto sulla lesione del rapporto fiduciario.
L’uso del tachigrafo rientra tra gli obblighi di un conducente professionale. Per questo l’omesso inserimento della carta del conducente non è stato considerato un episodio di scarsa importanza.
Nel caso esaminato dalla Cassazione, la violazione si era protratta per circa tre mesi. Una circostanza che ha inciso sulla valutazione complessiva della condotta e sulla decisione di ritenere legittimo il licenziamento.
Secondo la Cassazione, proprio questa compromissione dell’elemento fiduciario ha reso proporzionata la sanzione espulsiva.
La contestazione disciplinare non era tardiva
Tra le difese proposte dal lavoratore vi era anche quella relativa alla presunta tardività della contestazione disciplinare. Il lavoratore aveva sostenuto che la contestazione disciplinare fosse arrivata troppo tardi. Una tesi che non è stata accolta.
Le anomalie legate al tachigrafo erano state individuate soltanto dopo i controlli effettuati dalla società incaricata di esaminare i dati dei conducenti. L’azienda aveva quindi contestato gli addebiti una volta completate le verifiche necessarie. Per questa ragione la contestazione è stata ritenuta tempestiva.
La pronuncia della Cassazione
Il ricorso del lavoratore è stato quindi respinto. Per la Cassazione, l’omesso utilizzo del tachigrafo per un periodo così lungo rappresenta una violazione particolarmente grave.
La decisione richiama l’attenzione sull’importanza di uno strumento che consente di controllare i tempi di guida e di riposo dei conducenti. Un controllo che ha evidenti ricadute sulla sicurezza del trasporto.
Nel caso esaminato, la durata e la ripetizione della condotta hanno portato i giudici a ritenere legittimo il licenziamento per giusta causa.
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