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Spedizioni e dogana: consigli per gestire l’export post Brexit
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Spedizioni e dogana: consigli per gestire l’export post Brexit

Scopri i consigli di 360 PAY per i nuovi controlli nel Regno Unito e proteggere il tuo export

Marta Bettini
3 Giugno 2026

A oltre cinque anni dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il commercio tra Italia e UK mostra segnali di stabilizzazione, pur in un contesto strutturalmente più complesso rispetto all’era del mercato unico.

Secondo le stime di settore, la Brexit ha esposto infatti per la prima volta circa 150.000 imprese britanniche alle procedure doganali: aziende che, fino ad allora, avevano operato in un sistema di scambi intra‑UE sostanzialmente “senza frontiere” dal punto di vista doganale.

È l’incipit di un’analisi effettuata da 360 PAY, gruppo internazionale leader nelle soluzioni di pagamento e servizi digitali dedicati alla mobilità di mezzi, merci e personale dipendente in Europa, su un campione di 5mila imprese clienti.

Le previsioni iniziali indicavano un aumento potenziale di 200 milioni di moduli doganali aggiuntivi nel Regno Unito, a cui si sarebbe aggiunto un numero simile nell’Unione Europea.

Oggi invece la realtà operativa è diversa e più snella, con il Regno Unito che gestisce circa 40 milioni di nuove dichiarazioni doganali legate al commercio con l’UE e il numero di operatori attivi è nell’ordine di 4.000 aziende.

Va tuttavia sottolineato che, proprio per limitare l’impatto negativo sugli scambi commerciali, il Regno Unito ha introdotto procedure e requisiti inizialmente semplificati e in modo graduale, con una progressione che è tuttora in corso. Come avvenuto negli anni recenti pertanto, nei prossimi mesi formalità, operazioni e controlli doganali verranno ampliate e rafforzati, rendendo la gestione dei flussi import/export più impegnativa per gli operatori coinvolti.

In questo scenario, l’Italia resta un partner centrale: è l’8° mercato di importazione e l’11° mercato di esportazione per il Regno Unito (beni e servizi). Sul fronte dei flussi merci, le spedizioni Italia-UK hanno registrato un calo immediatamente successivo alla Brexit – dinamica comune a diversi Paesi europei – soprattutto per l’adattamento degli operatori alle nuove procedure. Oggi, tuttavia, il quadro è tornato su una traiettoria di crescita stabile e sostenibile,trainata anche dalla domanda britannica di prodotti italiani, in particolare alimentari.

Logistica e dogane: dal “blocco” iniziale alla riorganizzazione dei corridoi

Inizialmente, diversi trasportatori europei hanno ridotto o sospeso le rotte verso il Regno Unito, privilegiando l’intra‑UE per tempi di transito più prevedibili. Nel frattempo, la logistica europea ha accelerato trasformazioni come l’incremento dell’intermodale e di trailer non accompagnati, per mitigare costi e rischi legati alle attese in frontiera. Gliesperti concordano sul fatto che una parte rilevante delle criticità iniziali non fosse dovuta tanto alle regole in sé, quanto alla scarsa familiarità con processi doganali rimasti inutilizzati per decenni.

Spedizioni più grandi e meno frequenti

Un cambiamento emblematico riguarda il groupage. Prima della Brexit, una spedizione media in groupage dall’Italia al Regno Unito era di circa 700 kg; oggi si attesta più spesso intorno alle 3 tonnellate. Poiché molte formalità doganali e costi di intermediazione si applicano “per singola spedizione” e non “per chilogrammo”, numerosi operatori hanno scelto di consolidare: più merce, meno partenze, per ridurre overhead amministrativi.

Food & beverage: la complessità cresce con i prodotti di origine animale (POAO)

Per i prodotti di origine animale (POAO) il livello di controllo dipende dal profilo di rischio attribuito al prodotto. Ad esempio, per alcuni formaggi possono variare requisiti e costi (dichiarazioni sanitarie, certificazioni e oneri veterinari), incidendo in modo sensibile sull’operatività e sui margini, soprattutto per traffici a temperatura controllata e ad alta rotazione.

La posizione del leader 360 PAY: investire in competenze e semplificazioni

In questo contesto, 360Pay evidenzia come la competitività delle filiere Italia–UK dipenda sempre più dalla capacità di rendere la dogana un processo prevedibile, digitale e integrato nella catena logistica.

Il Gruppo ha progressivamente rafforzato la propria capacità operativa investendo in competenze specialistiche e realtà focalizzate su flussi ad alto valore, tra cui  EORI Group e PJ Shipping (specialista per wine & spirits, ambito particolarmente rilevante per l’export Made in Italy), aziende riconosciute per le customs simplifications e per il supporto a importanti produttori italiani del settore chilled e frozen e che impiegano complessivamente circa 150 persone.

“Era essenziale ridurre l’attrito doganale sulle rotte chiave e riportare continuità alle catene di fornitura”, dichiara Marco Alberti, CEO del Gruppo 360. “La scelta è stata investire in competenze e soluzioni concrete: più opzioni di instradamento quando serve, ma soprattutto processi doganali moderni per rendere nuovamente affidabili i tempi.”

“Le dogane sono complesse e con il food & beverage lo diventano ancora di più a causa dell deperibilità delle merci”, aggiunge Robert Hardy, CEO di EORI Group. “Servono modelli operativi aggiornati e semplificazioni reali, pensate per il RoRo e per la velocità del fresco.”

Leggi anche: Trasporto internazionale, l’UE semplifica le regole per gli autisti

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