Indennizzo 100 euro per attesa carico scarico camion: pochi autotrasportatori lo ottengono
Ecco i dati ASSOTIR e cosa prevede la legge
Sono passati sei mesi dall’entrata in vigore del Decreto Infrastrutture (DL 73/2025), ma l’indennizzo da 100 euro l’ora per attesa al carico e scarico viene riconosciuto solo a pochi trasportatori. Secondo ASSOTIR, la maggior parte delle imprese non riesce ancora a ottenere quanto previsto dalla legge.
Come funziona l’indennizzo per attesa di carico e scarico
La legge prevede che, se un camion resta fermo troppo a lungo per il carico o lo scarico per responsabilità del committente, al trasportatore spetti un indennizzo. Dopo i primi 90 minuti di attesa, scattano 100 euro per ogni ora in più.
La misura nasce per compensare il tempo perso, che pesa sui costi delle imprese di autotrasporto, e per rendere più efficiente la logistica. Nella pratica, però, sta incontrando più difficoltà del previsto.
I dati: pochi trasportatori riescono a farsi pagare
Secondo un monitoraggio condotto su un campione rappresentativo di aziende di autotrasporto, l’impatto reale del provvedimento è modesto. Tra le imprese di medie dimensioni, solo il 28% riesce a ottenere l’indennizzo per attesa eccessiva. La situazione è ancora più critica per le microimprese, che rappresentano la maggioranza del settore: appena il 5% riesce a far valere questo diritto.
In termini assoluti, significa che oltre il 70% delle aziende non riesce a ottenere il riconoscimento economico previsto dalla normativa. Si tratta di decine di migliaia di imprese che continuano a subire il costo dell’attesa senza ricevere alcun compenso.
Perché l’indennizzo da 100 euro non sta funzionando
Il principale limite della norma è che il meccanismo non è automatico. È il trasportatore a dover richiedere il pagamento al cliente responsabile del ritardo.
Si crea così un problema concreto: tante imprese rinunciano a chiedere quanto spetta loro per non rischiare di incrinare i rapporti con i committenti.
Anche chi avrebbe diritto a essere pagato preferisce non insistere, soprattutto tra le piccole aziende, che hanno meno potere contrattuale. Secondo gli operatori, il nuovo decreto non ha cambiato molto rispetto al passato: anche prima esisteva un indennizzo, ma senza strumenti automatici era difficile farlo valere.
Le microimprese sono le più penalizzate
Le aziende con pochi mezzi sono quelle che soffrono maggiormente l’attesa prolungata. Per una microimpresa, anche poche ore di fermo possono significare perdita di produttività, aumento dei costi e difficoltà nel rispettare le consegne successive.
Nonostante questo, sono proprio queste realtà a ottenere meno frequentemente l’indennizzo, perché hanno meno potere contrattuale nei confronti dei committenti e maggiori timori nel rivendicare i propri diritti.
La richiesta del settore: sanzioni per i committenti
Secondo le associazioni di categoria, per far funzionare davvero l’indennizzo da 100 euro l’ora servirebbe introdurre anche sanzioni per i committenti responsabili dell’attesa ingiustificata.
L’obiettivo sarebbe quello di spostare i controlli in capo allo Stato, senza lasciare al singolo trasportatore il compito di chiedere formalmente il pagamento al proprio cliente.
Un problema che riguarda tutta la logistica
L’attesa prolungata è un danno economico per le imprese di autotrasporto. Pesa su tutta la catena logistica. I ritardi nelle operazioni di carico e scarico rallentano i trasporti. Infatti aumentano i costi e rendono il sistema meno efficiente.
Per questo l’indennizzo legato all’attesa dei camion non è soltanto una questione tra vettore e committente, ma riguarda più in generale la competitività del settore e dell’economia.
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