Garante privacy, controllo mezzi e conducenti nell’autotrasporto: vietato il monitoraggio dello stile di guida
Secondo Assotir, nel settore dell’autotrasporto il confine tra sicurezza e controllo va rispettato
Il Garante privacy è intervenuto su un’azienda che utilizzava i dati dei sistemi GPS dei mezzi aziendali per controllare in modo continuo come guidavano i dipendenti.
Una pratica che, secondo il Garante, supera i limiti dell’organizzazione del lavoro e si traduce in un controllo a distanza non conforme alla normativa.
Il provvedimento del Garante
Il Garante ha inflitto una sanzione di 120 mila euro a una società. Sui veicoli aziendali era stato installato un dispositivo di tracciamento, collegato al nominativo del conducente.
Il sistema consentiva di registrare dati sugli spostamenti effettuati con i mezzi, sia per lavoro sia per uso privato. Venivano rilevati chilometri percorsi, tempi di utilizzo, consumi e alcuni parametri relativi alla guida.
I dati raccolti venivano utilizzati per dare ai dipendenti un punteggio mensile. Il punteggio serviva per valutare il comportamento alla guida e per eventuali interventi. Le informazioni venivano conservate per 13 mesi. Il progetto era stato avviato come sperimentazione ed era prevista l’estensione ad altre società del gruppo.
Perché monitorare lo stile di guida è diventato un problema legale?
Secondo l’Autorità, il vero nodo della questione è il livello di dettaglio: raccogliere dati così minuziosi permette di ricostruire, passo dopo passo, l’intera attività del lavoratore. Di fatto, si trasforma in un monitoraggio sistematico della prestazione, ma senza quelle garanzie che la legge impone per il controllo a distanza.
L’indagine ha poi portato a galla altre criticità non trascurabili. La gestione della privacy era piuttosto confusa: informative poco chiare che mettevano insieme diverse società del gruppo (comprese quelle fuori dall’UE) e, cosa ancora più grave, l’accesso ai dati era consentito a personale che non aveva le autorizzazioni necessarie.
Il Garante è stato quindi categorico: oltre alla sanzione economica, ha imposto la cancellazione definitiva di tutti i dati usati per valutare come guidano i conducenti.
Un segnale forte per tutto il settore dell’autotrasporto
Questa decisione non è un caso isolato, ma un monito per un settore dove GPS e sistemi telematici sono ormai la norma. È chiaro che la tecnologia a bordo è indispensabile per organizzare i viaggi, proteggere i mezzi e i carichi, ed è spesso richiesta dai committenti stessi.
Tuttavia, il provvedimento mette in guardia contro il rischio di trasformare questi strumenti in una sorta di “grande fratello”. Il confine tra sicurezza e controllo improprio è sottile: la tecnologia deve servire all’efficienza, ma non può essere usata per mettere sotto pressione il conducente o condizionare direttamente il suo lavoro.
La posizione di Assotir
Sul tema è intervenuta anche Assotir. Secondo Assotir, il provvedimento del Garante rappresenta un segnale chiaro per il settore: la tecnologia di bordo non può essere utilizzata per il controllo dello stile di guida, se questo si traduce in una valutazione continua della prestazione del conducente.
La distinzione tra uso organizzativo della geolocalizzazione e controllo individuale del lavoratore resta centrale per evitare violazioni e contenziosi.
Cosa devono fare le imprese
Per le imprese di autotrasporto il messaggio è chiaro: i sistemi di tracciamento vanno progettati e gestiti con attenzione. È necessario definire con precisione le finalità del trattamento, limitare la raccolta dei dati allo stretto necessario e garantire informative trasparenti ai lavoratori.
Quando la tecnologia consente di incidere direttamente sul comportamento del conducente, entrano in gioco regole precise che non possono essere ignorate.
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