Carenza camionisti: in Europa mancano oltre 500.000 autisti
Carenza in crescita, pensionamenti e difficoltà per le imprese
In Europa mancano oltre 500.000 camionisti. La difficoltà nel trovare nuovi conducenti professionisti continua a peggiorare. A lanciare l’allarme è l’ultimo rapporto IRU sulla driver shortage, pubblicato a Ginevra il 30 giugno 2026. Nel continente restano scoperte circa 502.000 posizioni nel trasporto merci su strada.
Il dato conferma che la carenza di camionisti non è più un problema temporaneo legato ai cicli economici.
La mancanza di camionisti non è più un problema temporaneo. Per le aziende di trasporto è diventata una difficoltà concreta e continua. Pesano l’età sempre più alta degli autisti, le difficoltà per iniziare questo lavoro, la carenza di strutture adeguate e la richiesta di condizioni migliori.
Nel mondo mancano circa 2,9 milioni di camionisti nei 18 mercati analizzati dal report IRU. È l’11% della forza lavoro del settore. In Europa la situazione è ancora più difficile: la carenza arriva al 13%, con circa 502.000 autisti mancanti.
La carenza di camionisti è il primo problema per gli operatori europei
Secondo il rapporto, il 65% degli operatori europei considera la carenza di camionisti la principale preoccupazione per il settore. Si tratta di una quota quattro volte superiore rispetto a qualsiasi altro problema segnalato dalle imprese di trasporto.
Le conseguenze si vedono già. In Europa, circa due operatori su tre hanno dovuto rinunciare a nuovi contratti perché non avevano abbastanza autisti. La mancanza di camionisti non crea problemi solo dentro le aziende. Riduce anche la capacità di trasporto, frena la crescita e rende più fragile la logistica.
Secondo il Segretario Generale di IRU, Umberto de Pretto, il settore ha già fatto molti sforzi. Ma la carenza di conducenti continua a peggiorare ed è diventata un problema stabile per il trasporto stradale.
Perché mancano camionisti in Europa
Il primo problema è l’età degli autisti. Molti sono vicini alla pensione e non ci sono abbastanza giovani pronti a prendere il loro posto.
Secondo IRU, nei prossimi cinque anni potrebbe andare in pensione circa il 20% degli autisti europei. Entro il 2030, le uscite dal settore potrebbero arrivare a 660.500.
Entrare in questo mestiere, inoltre, non è sempre facile. La formazione ha un costo, servono patenti specifiche e spesso mancano percorsi chiari per chi vuole iniziare.
Pesano anche le condizioni di lavoro. Molti giovani non vogliono passare lunghi periodi lontano da casa, con orari difficili da prevedere e poco equilibrio tra lavoro e vita privata. Per questo il problema è ancora più forte nel trasporto a lunga distanza.
Aumentare gli stipendi non basta più
Il rapporto IRU evidenzia un cambiamento significativo nel modo in cui i camionisti valutano le opportunità di lavoro. La retribuzione resta un fattore importante, ma da sola non è più sufficiente per attrarre e trattenere conducenti.
Gli operatori parlano sempre più spesso di un “muro salariale”. In pratica, oltre un certo punto, alzare gli stipendi non basta più. Per attirare e trattenere gli autisti servono anche condizioni di lavoro migliori.
Oggi contano molto anche la qualità dei mezzi, le cabine, i rimorchi, i parcheggi sicuri, orari più prevedibili e la possibilità di passare più tempo a casa.
Questo vale soprattutto nel trasporto a lungo raggio. Restare lontani dalla famiglia per molti giorni e avere turni difficili da organizzare rende il mestiere meno attrattivo.
Piccole imprese più colpite dalla mancanza di autisti
Le aziende con meno di 50 dipendenti sono più in difficoltà. Il loro tasso di carenza di camionisti è più alto di 6 punti rispetto alle imprese più grandi.
Il dato pesa soprattutto in Europa. Qui le aziende con meno di dieci dipendenti rappresentano il 98% delle imprese di trasporto merci su strada. Occupano anche il 79% della forza lavoro.
Per queste realtà il problema è più difficile da gestire. Hanno meno risorse per assumere nuovi autisti. Fanno più fatica a investire nella formazione. E hanno meno margini per migliorare le condizioni di lavoro.
Quando mancano i conducenti, il rischio è concreto. Le piccole imprese possono trovarsi costrette a ridurre l’attività. Possono perdere contratti. E possono fare più fatica a competere con i grandi operatori.
Poche donne e pochi giovani alla guida dei camion
Nel settore ci sono ancora poche donne e pochi giovani. In Europa, le donne sono solo il 4% dei camionisti.
Eppure, secondo IRU, le donne che scelgono questo lavoro tendono a iniziare prima degli uomini. Aumentare la loro presenza potrebbe quindi aiutare ad allargare il numero di nuovi conducenti.
Per riuscirci, però, servono condizioni migliori. Servono più strutture adatte agli autisti. Serve rendere più semplice l’accesso alla formazione. E serve anche cambiare l’immagine di un mestiere che oggi molti giovani non vedono come una scelta interessante.
Il tema dei giovani è decisivo. Senza nuovi ingressi, i pensionamenti previsti nei prossimi anni rischiano di rendere ancora più grave la mancanza di camionisti.
