Camionisti in protesta il 31 agosto in Bosnia contro la regola dei giorni
Da rivedere i limiti di permanenza nello spazio Schengen
Il 31 agosto la protesta dei camionisti arriverà davanti alla Delegazione dell’Unione europea a Sarajevo. Gli autisti bosniaci aderiranno infatti alla mobilitazione promossa nei Balcani occidentali per chiedere una soluzione alla regola dei 90/180 giorni, considerata penalizzante per chi lavora nel trasporto internazionale.
Il nodo riguarda il tempo di permanenza nello spazio Schengen. Per chi lavora nel trasporto internazionale, sostengono gli operatori, il limite rischia di trasformarsi in un vincolo diretto all’attività quotidiana e ai collegamenti con i Paesi dell’Unione europea.
Approfondimento: Autotrasporto, rischio di nuovi blocchi alle frontiere nei Balcani
Camionisti, protesta coordinata nei Balcani occidentali
A spiegare le ragioni della mobilitazione è stato Nikola Brkovic, membro del Consorzio “Logistika”. Secondo quanto riferito dal portale “Biznis”, il 31 agosto sono previste proteste anche negli altri Paesi della regione.
La data non è casuale. L’iniziativa precede una riunione della Commissione europea durante la quale dovrebbe essere affrontata proprio la situazione degli autisti professionisti dei Balcani occidentali.
La richiesta dei camionisti è quella di non essere considerati alla stregua dei turisti quando entrano nell’Unione europea per svolgere il proprio lavoro.
Regola 90/180 giorni, le richieste degli autisti
Gli operatori chiedono una soluzione che consenta agli autisti professionisti di continuare a lavorare senza incorrere nei limiti attualmente previsti per la permanenza nello spazio Schengen.
Tra le ipotesi avanzate figurano un’esenzione dalla regola dei 90/180 giorni, l’introduzione di visti di lavoro specifici oppure l’adozione di un regime transitorio.
Secondo Brkovic, il problema riguarda ormai quasi tutto il settore del trasporto internazionale su strada della Bosnia Erzegovina.
Le conseguenze per trasporto e imprese
Le restrizioni avrebbero già provocato casi di respingimento alla frontiera, trattenimento e deportazione degli autisti. Una situazione che, secondo gli operatori, non riguarda soltanto i singoli camionisti, ma rischia di avere ripercussioni sull’attività delle aziende e sulle catene di approvvigionamento tra la Bosnia Erzegovina e l’Unione europea.
Il settore attende quindi una risposta concreta da Bruxelles. In caso contrario, gli autotrasportatori non escludono nuove mobilitazioni regionali.
Tra le possibilità indicate ci sono anche proteste ai valichi di frontiera con l’Unione europea, che potrebbero rendere ancora più evidente il peso della questione per il trasporto internazionale.
