Camionisti: blocco ai confini UE a marzo e aprile 2026
Camionisti bosniaci pronti alla protesta dal 23 marzo, mobilitazione in Serbia il 10 aprile
Il nuovo blocco alle frontiere UE è previsto tra marzo e aprile 2026. L’annuncio arriva dai camionisti della Bosnia-Erzegovina, che hanno proclamato nuove proteste ai valichi con l’area Schengen a partire dal 23 marzo. Alla base della mobilitazione c’è il malcontento verso il nuovo sistema europeo Ees (Entry/Exit System).
Le associazioni dei camionisti lo considerano penalizzante. Colpisce infatti i camionisti dei Paesi balcanici che non fanno parte dell’Unione Europea. Lo riporta l’emittente serba N1. I camionisti sono pronti a bloccare di nuovo il passaggio delle merci verso l’area Schengen.
Il blocco alle frontiere UE potrebbe rallentare il traffico commerciale tra Balcani occidentali e mercato europeo.
Sono possibili ripercussioni sulla circolazione delle merci.
Blocco alle frontiere UE: la protesta dei camionisti bosniaci
I camionisti della Bosnia-Erzegovina hanno annunciato nuovi blocchi del traffico merci ai valichi con l’Unione Europea.
La protesta è prevista dal 23 marzo 2026. Arriva dopo le mobilitazioni già organizzate tra gennaio e febbraio.
Secondo le associazioni di categoria, il blocco alle frontiere UE rappresenta una forma di pressione sulle istituzioni europee. I camionisti accusano Bruxelles di non aver ancora modificato le regole legate al nuovo sistema Ees.
La protesta potrebbe interessare diversi punti di confine tra i Paesi dei Balcani occidentali e l’area Schengen.
Possibili ripercussioni sulla circolazione delle merci. Bloccate le catene di approvvigionamento.
Blocco ai confini UE: protesta dei camionisti in Serbia il 10 aprile
Diversa la posizione dei camionisti della Serbia rispetto ai colleghi bosniaci. Le associazioni di categoria hanno annunciato un blocco ai confini UE anche per il 10 aprile 2026. La data coincide con la piena entrata in vigore del sistema Ees (Entry/Exit System).
La mobilitazione dei camionisti serbi si inserisce nel più ampio malcontento dei trasportatori dei Balcani occidentali. Le associazioni chiedono all’Unione Europea una soluzione per i conducenti professionisti dei Paesi non membri dell’UE.
Blocco ai confini UE e sistema Ees: perché protestano i camionisti
Alla base della protesta c’è il sistema europeo Entry/Exit System (Ees). Registrazione digitale di entrate e uscite dei cittadini di Paesi terzi nell’area Schengen. Chi non appartiene all’Unione Europea può restare nel territorio europeo al massimo 90 giorni su 180.
Secondo i camionisti dei Balcani, questa norma rappresenta un problema concreto. Colpisce chi lavora nel trasporto internazionale su gomma.
I conducenti professionisti, pur non vivendo o lavorando stabilmente nell’Unione Europea, trascorrono spesso lunghi periodi sulle strade europee per consegnare merci.
Per questo motivo le associazioni dei camionisti sostengono che il sistema Ees rischia di penalizzare gravemente l’attività degli autotrasportatori dei Paesi extra UE.
Camionisti respinti ai confini dell’Unione Europea
Le tensioni sono aumentate anche per diversi episodi di respingimento alle frontiere dell’Unione Europea. Secondo Neđo Mandić, presidente dell’Associazione internazionale dei trasporti, circa 150 camionisti della Bosnia-Erzegovina sono stati rimpatriati nelle ultime due settimane. Nella maggior parte dei casi dalle autorità di frontiera croate.
Questi episodi hanno aumentato il malcontento tra i camionisti. E alimentato il timore che l’applicazione completa del sistema Ees possa creare ulteriori problemi al trasporto merci internazionale.
I precedenti blocchi e le perdite per l’export
Una mobilitazione simile si era già verificata tra fine gennaio e inizio febbraio 2026. In quell’occasione i camionisti di Bosnia-Erzegovina, Serbia, Montenegro e Macedonia del Nord avevano bloccato per diversi giorni il traffico merci.
I blocchi avevano interessato i valichi con:
- Croazia
- Grecia
- Bulgaria
- Romania
Secondo le stime degli operatori economici della regione, le proteste avevano provocato perdite all’export di circa 100 milioni di euro al giorno.
Il nuovo annuncio di protesta fa temere altri rallentamenti nel traffico commerciale tra Unione Europea e Balcani occidentali.
Con possibili ripercussioni sulle catene di approvvigionamento e sulla logistica internazionale.
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