Camion elettrici, fino a 100.000 euro di risparmio: in Italia conviene ancora il diesel
Ecco i numeri del confronto
Scegliere un camion elettrico può far risparmiare oltre 100mila euro in cinque anni. Nei Paesi Bassi è già possibile, mentre in Italia un mezzo elettrico costa quasi 94mila euro in più del diesel.
La differenza non dipende soltanto dal prezzo dei veicoli: a pesare sono soprattutto energia, incentivi e pedaggi.
A mettere a confronto i costi è un rapporto pubblicato da Transport & Environment il 28 settembre 2026. L’analisi prende in esame nove mercati europei e considera sia l’acquisto sia le spese di gestione dei camion.
In sei Paesi almeno uno dei modelli elettrici analizzati risulta meno costoso del diesel. Questi mercati rappresentano il 46% delle vendite di nuovi camion pesanti nell’Unione europea.
Il 46% è la quota di vendite europee concentrata nei sei Paesi in cui i conti favoriscono almeno uno dei modelli esaminati.
Camion elettrici, quanto si risparmia in Europa
Nei Paesi Bassi il vantaggio stimato per un camion elettrico europeo supera i 100mila euro nell’arco di cinque anni. In Germania si arriva a circa 85mila euro, in Danimarca a 69mila. Anche Francia e Svezia registrano un risparmio, rispettivamente di circa 50mila e 42mila euro.
In Germania i camion elettrici non pagano i pedaggi sulla rete autostradale fino a giugno 2031.
Il confronto riguarda un trattore stradale che percorre 116mila chilometri all’anno. Per il modello elettrico europeo viene ipotizzato un prezzo d’acquisto di 265mila euro, contro i 120mila euro del diesel.
Nel conto entrano poi elettricità o carburante, manutenzione, assicurazione, pedaggi e infrastrutture di ricarica. I risultati sono dunque stime, non risparmi garantiti a ogni impresa.
Perché in Italia il diesel costa ancora meno
Nel nostro Paese il maggiore investimento iniziale non viene recuperato nei cinque anni considerati. Il costo complessivo di un camion elettrico europeo risulta superiore di 93.900 euro rispetto a quello di un diesel.
Incidono l’assenza di sconti autostradali legati alle emissioni e la mancanza di incentivi continuativi per i veicoli e la ricarica aziendale.
La situazione potrebbe cambiare entro il 2030. Lo scenario elaborato prevede un contributo all’acquisto del 20%, una riduzione del 75% dei pedaggi e crediti per l’elettricità utilizzata nei depositi. Con queste misure, il risparmio potrebbe raggiungere 60mila euro in cinque anni. Senza interventi, però, quel risultato resta soltanto un’ipotesi.
Leggi anche: Tachigrafo, IRU: cosa deve cambiare per camionisti e imprese di autotrasporto
