Bilancio trasporto merci: tariffe, costo gasolio, carenza autisti, pedaggi e nuove norme UE
Ecco il quadro delineato dal rapporto Upply sul trasporto stradale europeo
Bilancio trasporto merci 2025: tariffe sotto pressione, costo del gasolio in aumento, carenza di autisti, pedaggi più cari e nuove norme UE delineano un anno complesso per il trasporto stradale europeo.
Il settore ha operato in un contesto economico sfavorevole, con domanda debole, margini ridotti e un quadro normativo sempre più stringente, che incide direttamente su camionisti, imprese di autotrasporto e committenza.
L’analisi si basa sui dati e sulle valutazioni contenute nel rapporto “Bilancio 2025 del trasporto stradale europeo” di Upply, che fotografa un settore in difficoltà, stretto tra domanda debole, aumento dei costi operativi e nuove pressioni regolatorie.
Il trasporto merci su strada resta il pilastro delle catene logistiche europee, ma nel 2025 ha mostrato segnali evidenti di affaticamento. I prezzi non hanno compensato l’aumento dei costi, mentre le difficoltà strutturali del settore hanno rallentato anche i processi di investimento e di transizione energetica.
Contesto economico e domanda di trasporto merci
Nel 2025 la crescita del PIL dell’area euro è rimasta modesta, attestandosi intorno all’1,3%. Nonostante il rallentamento dell’inflazione, i consumi delle famiglie sono rimasti prudenti, limitando il potenziale di crescita dei flussi di trasporto merci.
I rincari energetici e alimentari, pur in attenuazione, hanno continuato a incidere sulla fiducia dei consumatori e sulle decisioni di spesa.
A pesare sul settore è stato anche il contesto geopolitico internazionale. La guerra tariffaria tra Stati Uniti e Unione europea ha generato forti fluttuazioni dell’attività economica, colpendo settori ad alta intensità di trasporto come industria automobilistica, acciaio, alluminio e comparto farmaceutico.
L’incertezza ha spinto molte imprese a rinviare investimenti e a riorganizzare le catene di approvvigionamento.
Andamento dei volumi nel bilancio trasporto merci
I dati sui volumi confermano la debolezza strutturale del settore. Nel 2024 l’attività espressa in tonnellate-chilometro è cresciuta solo dello 0,6%, raggiungendo 1.869 miliardi, dopo il forte calo registrato nel 2023.
Il tonnellaggio complessivo ha invece continuato a diminuire, attestandosi a 13,075 miliardi di tonnellate, in calo dello 0,7% su base annua.
I primi indicatori del 2025 mostrano una stagnazione o una lieve erosione dei volumi, sia su base trimestrale sia annuale.
La crescita del fatturato del trasporto merci europeo, stimata intorno all’1,1%, non è quindi sostenuta da un reale aumento delle quantità trasportate, ma da dinamiche di prezzo solo parziali.
Differenze nazionali nel trasporto merci europeo
Il bilancio trasporto merci evidenzia forti differenze tra i principali Paesi europei. In Germania, primo mercato per volumi, il settore risente direttamente delle difficoltà dell’industria manifatturiera.
Nonostante il contributo del commercio elettronico sul segmento dell’ultimo miglio, la crescita attesa nel 2025 non si è concretizzata. Questo rallentamento ha avuto ripercussioni anche sul trasporto internazionale, in particolare su quello polacco, fortemente legato all’economia tedesca.
La Francia, quarto pavillon europeo, dopo una crescita nel 2024 ha registrato nel primo semestre 2025 una lieve flessione dell’attività.
L’instabilità politica, l’elevato tasso di risparmio delle famiglie e il rallentamento degli investimenti hanno pesato sulla domanda di trasporto merci.
La Spagna rappresenta l’eccezione. Grazie a una crescita economica più sostenuta, il tonnellaggio trasportato è aumentato nel primo semestre 2025. Tuttavia, in termini di tonnellate-chilometro, l’attività resta condizionata dalle difficoltà dei principali mercati di esportazione, in particolare Francia e Germania.
In Polonia, primo pavillon europeo per attività internazionale, oltre la metà delle imprese segnala un calo dei ricavi nel 2025, confermando una fase di rallentamento marcato del settore.
Tariffe del trasporto merci e mercato spot
Nel 2025 le tariffe del trasporto merci hanno seguito l’andamento della domanda. Sul mercato contrattuale, molte imprese di autotrasporto sono riuscite a trasferire solo in parte l’aumento dei costi sui committenti. Questo adeguamento parziale non è stato sufficiente a preservare i margini.
Il mercato spot ha sofferto maggiormente. Nella seconda parte dell’anno, la carenza di volumi ha determinato un calo delle tariffe spot, aumentando la pressione competitiva tra i camionisti e accentuando le difficoltà economiche delle imprese più esposte.
Costo del gasolio e impatto sull’autotrasporto
Uno dei fattori più critici del bilancio trasporto merci 2025 è stato l’andamento del costo del gasolio. Nonostante la discesa del prezzo del petrolio Brent, stabilizzatosi tra 60 e 65 dollari al barile, il prezzo del gasolio in Europa è aumentato.
Il divario tra petrolio e gasolio ha raggiunto livelli elevati. In diversi Paesi, tra cui la Francia, il prezzo medio del gasolio è cresciuto rapidamente nel corso dell’autunno 2025, a causa dell’aumento dei costi di raffinazione, degli obblighi ambientali e dei certificati di risparmio energetico.
Le previsioni indicano una stabilizzazione su livelli comunque elevati, che continuano a comprimere i margini del trasporto merci su strada.
Pedaggi e sistemi basati sulle emissioni
Nel 2025 è proseguita in molti Paesi europei l’introduzione di sistemi di pedaggio basati sulle emissioni di CO₂. Questo ha comportato un aumento generalizzato dei costi per i mezzi pesanti, incidendo soprattutto sui trasporti a lunga distanza e sui veicoli più datati.
L’effetto combinato di pedaggi più cari e costi energetici elevati ha ulteriormente ridotto la redditività dell’autotrasporto, spingendo molte imprese a rinviare gli investimenti nel rinnovo delle flotte.
Carenza di autisti e criticità strutturali
La carenza di autisti resta uno dei problemi strutturali più gravi del settore. Nel 2025 la riduzione dei volumi ha temporaneamente allentato le tensioni sul mercato del lavoro in alcuni Paesi, ma il problema rimane legato all’invecchiamento della forza lavoro.
In tutta Europa è attesa una forte ondata di pensionamenti nei prossimi dieci anni. In Polonia mancano già decine di migliaia di conducenti, in Germania il deficit supera le 100.000 unità, mentre in Spagna e nel Regno Unito la situazione resta critica. Il ricorso a manodopera extra-UE è diffuso, ma ostacolato da procedure amministrative lunghe e complesse.
Nuove norme UE e Pacchetto Mobilità
Il 2025 segna una tappa fondamentale per l’applicazione del Pacchetto Mobilità. Dal 18 agosto tutti i veicoli sopra le 3,5 tonnellate impegnati in trasporti internazionali devono essere dotati del tachigrafo intelligente di seconda generazione.
Il dispositivo registra automaticamente i passaggi di frontiera, le operazioni di carico e scarico e consente controlli più mirati grazie alla trasmissione remota dei dati.
Dal 2026 l’obbligo sarà esteso anche ai veicoli tra 2,5 e 3,5 tonnellate. Parallelamente, la revisione della direttiva sulle patenti di guida consente la conduzione di camion già a 18 anni e introduce la patente digitale europea, con l’obiettivo di contrastare la carenza di camionisti.
Digitalizzazione e ultimo miglio
Le evoluzioni più dinamiche del 2025 si concentrano sul trasporto merci dell’ultimo miglio. L’adozione di sistemi di gestione del trasporto e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale ha consentito una migliore ottimizzazione delle rotte, riducendo i chilometri percorsi e le emissioni.
Nelle aree urbane si è diffusa la creazione di centri di distribuzione urbana, micro-depositi, cargo bike e veicoli elettrici leggeri, anche in risposta all’introduzione delle zone a basse emissioni. Questo segmento rappresenta una delle poche aree di reale innovazione nel trasporto merci europeo del 2025.
Decarbonizzazione, intermodalità e sicurezza
La decarbonizzazione del trasporto merci resta un obiettivo ufficiale dell’Unione europea, ma nel 2025 passa in secondo piano rispetto alle esigenze di sopravvivenza economica delle imprese. I camion a zero emissioni rappresentano ancora una quota ridotta delle nuove immatricolazioni, mentre i costi elevati e la carenza di infrastrutture frenano la transizione.
Anche l’intermodalità vive una fase di incertezza. Nonostante i finanziamenti europei, il ritiro della proposta di revisione della direttiva sul trasporto combinato ha rallentato gli investimenti e generato critiche da parte dei committenti.
Nel frattempo, il trasporto merci su strada viene nuovamente riconosciuto come infrastruttura strategica anche in chiave di sicurezza. Le iniziative europee sulla mobilità militare sottolineano il ruolo centrale delle reti stradali commerciali nella gestione delle crisi, confermando l’importanza sistemica del settore.
