Autotrasporto, rischio di nuovi blocchi alle frontiere nei Balcani
Ecco le motivazioni della protesta
L’autotrasporto nei Balcani occidentali torna sotto pressione. Il motivo è il rischio di nuove proteste ai valichi di frontiera.
Le associazioni dei trasportatori attendono il confronto con la Commissione europea. L’incontro è previsto a Bruxelles il 1° settembre. Solo dopo verrà deciso se tornare alla mobilitazione.
Al centro della vertenza resta la regola dei 90 giorni su 180 nell’area Schengen. Il tema riguarda soprattutto i conducenti professionali dei Paesi extra Ue.
Autotrasporto, il nodo dei 90 giorni su 180
Gli autisti dei Balcani lavorano ogni giorno sulle rotte internazionali verso l’Europa. Per questo motivo, il conteggio dei giorni trascorsi nell’area Schengen è diventato un problema concreto.
Le associazioni non chiedono necessariamente di cancellare il limite. Vogliono però regole chiare e applicate nello stesso modo in tutti i Paesi.
Secondo gli operatori, oggi non sempre accade. Ai diversi valichi possono esserci interpretazioni differenti. Per le imprese di autotrasporto, questo rende più difficile organizzare viaggi, turni e consegne.
Anche per gli autisti aumenta l’incertezza. Il timore è di superare il limite consentito e avere problemi ai controlli di frontiera.
Circa 100 mila autisti coinvolti
La questione riguarda un numero elevato di lavoratori. Secondo quanto riportato dall’agenzia MIA, sarebbero circa 17 mila i conducenti interessati nella Macedonia del Nord. Nell’intera area dei Balcani occidentali, invece, il numero salirebbe a circa 100 mila autisti.
Neđo Mandić, rappresentante del settore serbo, ha riferito che molti conducenti starebbero già evitando alcune tratte internazionali. Alla base ci sarebbe proprio il timore di incontrare difficoltà ai confini.
Autotrasporto, Bruxelles può essere decisiva
Il vertice del 1° settembre sarà quindi un passaggio importante. Le associazioni vogliono capire se dalla Commissione europea arriveranno risposte concrete. La richiesta principale è semplice: criteri uniformi per il conteggio dei giorni di permanenza.
Se il confronto non dovesse portare risultati, potrebbero tornare le proteste. Lo scenario di nuovi blocchi alle frontiere preoccupa anche la logistica.
Eventuali mobilitazioni ai principali valichi potrebbero rallentare il traffico delle merci. Le conseguenze potrebbero essere code di mezzi pesanti, ritardi nelle consegne e difficoltà lungo i corridoi commerciali tra Balcani e Unione europea.
Cosa succede ora
Per il momento non ci sono blocchi già annunciati. Tutto dipenderà dall’esito dell’incontro di Bruxelles. I trasportatori continuano a puntare sul dialogo. Ma chiedono risposte rapide e regole certe.
Per il settore dell’autotrasporto, la priorità è ridurre l’incertezza. Senza una soluzione condivisa, il rischio di nuove proteste alle frontiere resta concreto.
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