Autotrasportatori pronti a bloccare i confini Schengen tra Bosnia e Serbia dal 26 gennaio
Contrari al nuovo sistema Ees e alle nuove regole di frontiera
Gli autotrasportatori annunciano un blocco ai confini Schengen, tra Serbia e Bosnia Erzegovina, a partire dal 26 gennaio 2026.
Una decisione che rischia di incidere in modo diretto sull’autotrasporto internazionale e sulla circolazione delle merci verso l’Unione europea. La protesta riguarda esclusivamente il traffico merci ed è legata all’introduzione del nuovo sistema digitale di ingressi e uscite per i cittadini extra-Ue.
Secondo quanto riportato dal portale economico Biznis, gli autotrasportatori di Serbia e Bosnia Erzegovina hanno deciso di bloccare tutti i valichi di frontiera per i mezzi pesanti diretti verso i Paesi dell’area Schengen. L’obiettivo è attirare l’attenzione delle istituzioni europee sulle difficoltà operative introdotte dalle nuove procedure di controllo.
Autotrasportatori e blocco dei terminal merci
Gli autotrasportatori hanno chiarito che la protesta non coinvolgerà il traffico passeggeri. Il blocco interesserà soltanto i terminal merci, che verranno completamente paralizzati. Questo significa che import ed export rischiano di fermarsi, con conseguenze immediate per l’autotrasporto e per le aziende che dipendono dalla continuità dei flussi logistici.
Il presidente dell’Associazione serba per il trasporto internazionale, Nedjo Mandic, ha spiegato che gli autotrasportatori considerano il blocco dei confini Schengen una misura estrema, resa necessaria dall’assenza di risposte concrete alle richieste del settore.
Critiche degli autotrasportatori al sistema Ees
Al centro della protesta degli autotrasportatori c’è il sistema digitale di ingressi e uscite, noto come Ees. Secondo i rappresentanti dell’autotrasporto, questo sistema limita i giorni di lavoro degli autisti nello spazio Schengen e rende di fatto inefficaci le quote bilaterali di trasporto tra l’Unione europea e i Paesi dei Balcani occidentali.
Gli autotrasportatori denunciano un aumento dei tempi di attesa ai controlli di frontiera e una riduzione della possibilità di programmare i viaggi. Di conseguenza, l’autotrasporto internazionale perde efficienza e competitività, con ricadute negative su tutta la filiera logistica.
Mancato dialogo con la Commissione europea
Mandic ha sottolineato che gli autotrasportatori hanno tentato di risolvere la questione attraverso canali diplomatici e incontri con la Commissione europea. Tuttavia, secondo il settore, Bruxelles non avrebbe accolto le richieste di semplificazione delle procedure di frontiera.
Di fronte a questo stallo, gli autotrasportatori hanno deciso di procedere con la protesta, annunciando che i blocchi ai confini Schengen proseguiranno fino all’avvio di negoziati concreti o alla revisione delle regole del sistema Ees.
Rischi per l’economia e le catene di approvvigionamento
Gli autotrasportatori avvertono che senza il loro lavoro le catene di approvvigionamento europee rischiano di fermarsi. L’autotrasporto rappresenta infatti un elemento essenziale per il funzionamento dell’economia europea, soprattutto nei collegamenti tra l’Unione europea e i Balcani occidentali.
Per questo motivo, i trasportatori chiedono il coinvolgimento diretto delle istituzioni e delle camere di commercio, ribadendo che il blocco dei confini Schengen non è una scelta ideologica, ma una risposta a regole considerate insostenibili per il settore.
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