Autotrasportatori bloccano le frontiere dei Balcani contro i controlli Ue
Protesta di 7 giorni ai valichi con Schengen contro il sistema EES
Gli autotrasportatori dei Balcani occidentali hanno dato il via da oggi a una protesta senza precedenti contro i nuovi controlli alle frontiere introdotti dall’Unione Europea. A partire da mezzogiorno, gli autotrasportatori di Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia stanno bloccando i principali valichi di frontiera con l’area Schengen, impedendo il passaggio dei mezzi pesanti in entrata e in uscita.
La mobilitazione, annunciata dalle associazioni di categoria e coordinata a livello regionale, durerà sette giorni e punta a ottenere una revisione del nuovo Sistema di Entrata e Uscita (EES), entrato in vigore lo scorso ottobre e ritenuto fortemente penalizzante per il settore dell’autotrasporto.
Perché gli autotrasportatori dei Balcani protestano contro l’EES
Secondo i manifestanti, l’EES compromette seriamente la capacità operativa degli autisti extra-Ue, riducendo drasticamente i giorni di permanenza consentiti all’interno dell’area Schengen. Un meccanismo che, denunciano le associazioni, rende più lenti e costosi i trasporti e rischia di paralizzare le economie dei Balcani occidentali, fortemente dipendenti dall’export via gomma.
Durante la protesta, i camion vengono parcheggiati direttamente ai valichi di frontiera come forma di dissenso. Tra le immagini circolate sui social, spiccano quelle del confine di Bogorodica, tra Macedonia del Nord e Grecia, con lunghe code di camion e clacson ininterrotti.
“Rischio collasso economico nei Balcani occidentali”
A lanciare l’allarme è anche Biljana Muratovska, rappresentante dell’associazione dei trasportatori macedoni Makam-Trans, secondo cui il vero impatto si sentirà dopo il 10 aprile, quando il conteggio elettronico dei giorni entrerà pienamente a regime:
“Nessun autista avrà più giorni disponibili e non ci saranno lavoratori pronti a sostituirli. Saremo costretti a ricorrere a trasportatori stranieri, con costi da tre a quattro volte superiori”.
Le associazioni parlano già di centinaia di casi di espulsione o rimpatrio forzato di autisti dai Paesi Ue e di lunghi trattenimenti nei centri di detenzione. Accuse pesanti che descrivono una situazione di forte tensione lungo le frontiere.
La posizione dell’Unione Europea
La Commissione Europea ha commentato il blocco delle frontiere ribadendo che non sono state introdotte nuove regole sui giorni di permanenza nell’area Schengen, sostenendo che l’EES si limita ad applicare in modo digitale norme già esistenti. Una posizione che, però, non convince gli autotrasportatori balcanici, decisi a proseguire la protesta fino a quando non arriveranno risposte concrete.
Cosa succede ora
Nei prossimi giorni si attendono ripercussioni sul traffico merci e possibili disagi per le catene di approvvigionamento tra Balcani e Unione Europea. Il confronto tra Bruxelles e le associazioni degli autotrasportatori resta aperto, ma il messaggio è chiaro: senza modifiche all’EES, il blocco continuerà.
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