Mercato autobus in calo, ma in piena rivoluzione tecnologica a gennaio-settembre 2025
I dati ANFIA registrano una netta contrazione per il mercato italiano: -16,9% delle immatricolazioni totali nei primi nove mesi dell’anno. La vera rivoluzione è BEV: il bus elettrico a batteria vola con un incredibile +82,8%.
Il mercato italiano degli autobus di massa superiore alle 3,5 tonnellate sta attraversando una fase di forte turbolenza. I dati ANFIA aggiornati al terzo trimestre del 2025 disegnano lo scenario di un settore in netta contrazione, ma allo stesso tempo in piena rivoluzione tecnologica.
Nei primi nove mesi del 2025, le nuove immatricolazioni totali hanno subito una significativa flessione, registrando un calo del 16,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questa contrazione ha portato il totale a 3.989 unità, nettamente inferiore alle 4.798 unità dell’anno precedente.
La causa più probabile di questa frenata è attribuita alla riduzione dei fondi statali destinati al trasporto pubblico locale (TPL).
Tuttavia, il quadro complessivo non può dirsi completamente negativo: dopo un calo acuto a luglio, il -21,2% complessivo, il mercato ha dimostrato una sorprendente resilienza, invertendo la rotta e segnando una crescita media del 29% tra agosto e settembre.
Le polarizzazioni del trasporto pubblico: chi scende e chi resiste
Analizzando i dati per segmento, emerge una profonda polarizzazione che definisce la mobilità nazionale.
Se da un lato l’incertezza economica ha colpito duramente il settore, gli autobus turistici hanno rappresentato l’unico segmento a registrare un incremento, balzando del 10,5% e assorbendo quasi un terzo (il 32,4%) delle nuove immatricolazioni, con 1.292 unità.
Di contro, le altre categorie, vitali per il trasporto pubblico locale, hanno sofferto pesantemente.
Il crollo più drammatico ha riguardato gli autobus interurbani, che hanno dimezzato le proprie registrazioni con un calo vertiginoso del 44,4%, scendendo a sole 887 unità (22,2% di quota).
Anche i veicoli urbani, pur mantenendo la quota maggiore del mercato (34,7%), hanno accusato una perdita dell’11,7% (1.386 unità).
Simile flessione, anche se meno accentuata, per gli scuolabus, in calo dell’8,6% con 424 unità registrate.
La rivoluzione elettrica e il declino del metano
Se la crisi frena i volumi complessivi, la transizione energetica è in pieno fermento, spostando l’asse delle alimentazioni.
Nonostante il diesel rimanga ancora la tecnologia dominante, con una quota del 52,5% (2.093 unità), anche questa alimentazione ha registrato un calo del 15,8%.
Il vero protagonista del 2025 è indubbiamente l’autobus elettrico a batteria: le immatricolazioni di questi mezzi sono schizzate in avanti con un incremento dell’82,8%. Con 912 unità, i BEV hanno conquistato quasi un quarto del mercato (22,9% di quota), a testimonianza di una mobilità sostenibile sempre più concreta.
Mentre le alimentazioni alternative raggiungono complessivamente 1.896 unità, non tutti i combustibili ecologici condividono lo stesso destino.
Il metano, per esempio, precedentemente molto diffuso nel TPL, ha subito una riduzione massiccia del 37,5%, attestandosi a 718 unità. Ancora peggio è andata agli ibridi diesel (HEV D), che hanno perso il 60,4% delle registrazioni. Si evidenzia, infine, l’ingresso dei primi 7 veicoli alimentati a Idrogeno, che, partendo da zero nel 2024, segnano un incremento del 100%.
Italia a più velocità: l’accelerazione del Lazio
Il mercato risulta disomogeneo anche a livello territoriale, rivelando forti disparità nella distribuzione degli investimenti per il trasporto passeggeri.
Le regioni del Sud e le Isole continuano a rappresentare il bacino maggiore del mercato (37,3% della quota). Tuttavia, questa macroarea ha registrato una delle flessioni più consistenti (-24,7%), a causa dei forti arretramenti di regioni chiave come la Puglia (-55,0%) e la Campania (-41,8%). A bilanciare in parte il dato, la Sicilia ha mostrato una performance positiva, aumentando le immatricolazioni del 57,8% (366 unità).
Il Centro Italia ha invece dimostrato la maggiore stabilità, chiudendo il periodo con una variazione marginale dello 0,9%. Gran parte di questo risultato è dovuto al traino del Lazio, che ha visto le immatricolazioni crescere del 31,5%, raggiungendo 864 unità e concentrando da solo il 21,7% dell’intero mercato nazionale.
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