Caro gasolio, AN.BTI lancia l’allarme per il futuro dei bus turistici: i dati dello studio
L’Associazione stima un aggravio annuo di 286,7 milioni di euro. Il presidente Riccardo Verona chiede sostegni strutturali nella Manovra.
All’alba, quando la chiave gira nel quadro per avviare il motore di un gran turismo, il rifornimento pesa sui conti prima ancora di accogliere i passeggeri. Lungo le strade che collegano le meraviglie del Paese, le imprese di trasporto turistico affrontano una strozzatura finanziaria profonda, alzata con forza all’attenzione generale da AN.BTI – Confcommercio, l’associazione nazionale bus turistici italiani, e dal suo presidente Riccardo Verona. Un tema già evidenziato a più riprese.
La mappa di una stangata da 286 milioni di euro
I calcoli elaborati dall’associazione delineano un quadro critico. La fiammata del prezzo del diesel comporta una stima di 286,7 milioni di euro di costi aggiuntivi in dodici mesi per l’intero settore del trasporto passeggeri turistico.
Nel dettaglio, l’analisi misura la corsa del carburante alla pompa, salito dai 1,644 euro al litro di inizio gennaio 2026 ai 2,281 euro di fine settembre: un balzo del 38,7% che fa impennare la spesa quotidiana.
Considerando un consumo annuo stimato in 450 milioni di litri, la ricaduta equivale a circa 77.474 euro annui di aggravio per ciascuna realtà aziendale del comparto, ovvero oltre 11.400 euro per singolo mezzo. Anche un tragitto standard di 500 chilometri costa oggi 84 euro in più di solo rifornimento.
A peggiorare lo scenario interviene la rigidità commerciale del comparto: viaggi, tour e gite scolastiche vengono pattuiti con largo anticipo, rendendo impossibile trasferire i rincari sui preventivi già firmati e costringendo gli imprenditori a pagarne direttamente il conto.
Un’intera rete sotto pressione
Il segmento dei bus turistici sorregge un’ampia fetta dell’economia dell’accoglienza, garantendo collegamenti verso borghi, città d’arte e mete spesso prive di alternative su rotaia.
Parliamo, per la precision, di 3.700 aziende, 25.000 addetti e una flotta capace di muovere 150 milioni di persone l’anno, generando 2,5 miliardi di euro di fatturato e versando 100 milioni di euro nei bilanci comunali.
L’instabilità dei listini internazionali e l’incertezza geopolitica colpiscono imprese caratterizzate da forti spese fisse, stagionalità e frequenti spostamenti a vuoto. Senza tutele adeguate, il rischio concreto è che la spinta rialzista finisca per contrarre i flussi, frenare gli investimenti per rinnovare i mezzi e appesantire il costo finale dei pacchetti per chi sceglie il turismo in Italia.
Il nodo della disparità fiscale e le richieste per la Manovra
Benché il Governo sia intervenuto con sgravi temporanei e le compagnie petrolifere abbiano avviato iniziative di calmieramento, il settore denuncia uno squilibrio di fondo. Diversamente dall’autotrasporto merci e dal trasporto pubblico locale, le imprese del noleggio con conducente non godono di un’accisa ridotta sul gasolio a carattere strutturale.
In vista della prossima Legge di Bilancio, la rappresentanza di categoria chiede di superare la politica dei tamponi emergenziali. Le priorità indicate puntano, nello specifico, all’estensione dell’accisa agevolata sul gasolio, a contributi trasparenti per la sostituzione dei veicoli in chiave ecologica, a crediti d’imposta automatici al superamento di certe soglie e all’introduzione di clausole di revisione tariffaria nei contratti a lungo termine.
Un pacchetto indispensabile per restituire stabilità operativa a una componente essenziale dell’economia e della mobilità nazionale.
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