Carburanti, AN.BTI chiede accisa agevolata anche per i bus turistici italiani
Il diesel supera la benzina. L’associazione attende risposte nel Milleproroghe per valorizzare il settore, garantendo competitività e il rinnovo del parco veicolare con bus Euro VI.
L’apertura del 2026 ha riservato una sorpresa amara per chi opera nel settore dei trasporti e per i milioni di cittadini che si spostano quotidianamente lungo la penisola. Per la prima volta dopo anni, osservando i tabelloni luminosi delle stazioni di servizio, si nota un’inversione di tendenza che sembrava quasi impossibile fino a poco tempo fa: il costo del gasolio ha ufficialmente superato quello della benzina.
Questo scenario inedito non è il frutto di casuali fluttuazioni di mercato, ma l’effetto diretto di una precisa scelta legislativa che ha recentemente riallineato le accise sui due carburanti, eliminando quel vantaggio competitivo che ha caratterizzato il diesel per diversi anni.
L’impatto della nuova Manovra sui costi operativi
L’entrata in vigore delle disposizioni contenute nella recente Legge di Bilancio ha rimescolato le carte nel panorama energetico nazionale, portando a un rincaro della tassazione sul gasolio a fronte di un alleggerimento per la benzina verde.
Attualmente, il prezzo medio del diesel si attesta su circa 1,666 euro al litro contro i 1,650 euro delle benzina. Per trovare una situazione analoga bisogna risalire ai momenti più critici della crisi energetica del 2023; il prezzo della benzina, invece, è il più basso dal 19 dicembre 2022.
Il grido d’allarme delle imprese del trasporto passeggeri
In questo contesto di rincari, l’Associazione Nazionale Bus Turistici Italiani (An.bti-Confcommercio) ha lanciato un appello, evidenziando come la categoria si senta penalizzata da decisioni governative che sembrano ignorare le specificità della mobilità turistica.
Il presidente dell’associazione Riccardo Verona, in particolare, ha sottolineato come le imprese italiane si trovino oggi a operare in una condizione di svantaggio rispetto ai competitor dell’Unione europea. Mentre altri Stati membri applicano con flessibilità la direttiva comunitaria 2003/96, garantendo agevolazioni fiscali ai bus turistici, infatti, l’Italia ha scelto una strada più rigida, escludendo gli operatori turistici dai benefici sulle accise e minando di fatto la loro capacità di competere sul mercato internazionale.
Verso il Decreto Milleproroghe per la tutela della competitività
Le speranze del settore sono ora riposte nei prossimi passaggi parlamentari, con un occhio di riguardo per il Decreto Milleproroghe 2026, dove si auspica il ripristino di quelle misure di sostegno che già nel 2023 avevano dato respiro alle aziende durante l’alta stagione.
Secondo i rappresentanti del comparto, concedere un’accisa agevolata non rappresenterebbe solo un atto di equità nei confronti dei conducenti, ma si configurerebbe come una strategia lungimirante per l’intero sistema turistico nazionale. Un simile intervento, infatti, non graverebbe eccessivamente sui fondi pubblici, poiché verrebbe compensato dai maggiori introiti derivanti dai rincari generali già applicati ai mezzi meno ecologici.
Sostenibilità e rinnovo del parco veicolare
Oltre alla questione economica, la richiesta di una tassazione ridotta per il gasolio destinato ai bus turistici nasconde una finalità ambientale non trascurabile.
Il sostegno economico alle imprese permetterebbe infatti di accelerare la transizione dei mezzi, favorendo l’acquisto di veicoli di ultima generazione, come i bus Euro VI a bassissime emissioni. In questo modo, la mobilità collettiva diventerebbe non solo più efficiente e competitiva sotto il profilo dei costi, ma anche più coerente con gli obiettivi di transizione ecologica, trasformando un momento di crisi dei prezzi in un’opportunità per modernizzare l’intera flotta destinata al trasporto viaggiatori nel nostro Paese.
Potrebbe interessarti anche: TPL Cagliari, CTM: dal 7 gennaio i bus delle linee 3 e M saranno solo elettrici
