Roma: venerdì 26 marzo sciopero bus e metro a Roma

mercoledì 24 marzo 2021

Sciopero nazionale dei trasporti di 24 ore in vista. Venerdì 26 marzo trasporto pubblico romano a rischio disagi per il fermo proclamato dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl Fna e Faisa Cisal.

L'agitazione interesserà Atac e Roma Tpl e quindi: bus, tram, metropolitane, ferrovie Roma-Civitacastellana-Viterbo, Termini-Centocelle e Roma-Lido. Saranno comunque in vigore le fasce di garanzia: il servizio sarà quindi regolare da inizio corse diurne e fino alle 8,30 e poi dalle 17 alle 20.

Le modalità dello sciopero a Roma

Quando il servizio non sarà garantito:

Possibili stop dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 sino al termine del servizio diurno.

Di notte: nella notte tra giovedì e venerdì a rischio le linee di bus N.

Durante le sciopero, nelle stazioni della rete metroferroviaria che resteranno eventualmente aperte, non sarà garantito il servizio di scale mobili, ascensori e montascale.

Durante lo sciopero non è garantito il servizio delle biglietterie; i parcheggi di interscambio restano aperti. Il servizio delle biglietterie on-line non subirà alcuna interruzione. Nel corso della giornata di venerdì saranno inoltre possibili ripercussioni sulle attività al pubblico di Roma Servizi per la Mobilità: sportello permessi, contact center 0657003 e box informazioni a Termini.
Sempre tra le 8,30 e le 17 e dalle 20 a fine servizio, il 26 marzo a livello regionale protesta sui bus Cotral.

Le ragioni della protesta

Per la tutela della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori; per la proroga della moratoria sui licenziamenti; per un welfare pubblico e universale; per una pensione dignitosa a 60 anni di età o, in alternativa, 35 anni di contributi per tutte e tutti, senza decurtazioni che di fatta discriminano i redditi bassi e le donne; per il diritto al lavoro, a salari e carriere senza discriminazioni; contro le politiche di austerity che impoveriscono i lavoratori e discriminano donne e immigrati; contro la forma di controllo classista e familista riproposto dalla struttura del reddito di cittadinanza; contra la precarietà lavorativa e sociale che colpisce soprattutto le donne.

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