Aerospazio e difesa: 51 miliardi di PIL in Italia entro 2035
Confindustria punta sulle filiere strategiche per crescita e innovazione
Aerospazio, una leva per la crescita italiana. L’aerospazio può diventare uno dei motori della crescita italiana entro il 2035. Non basta però aumentare la spesa in difesa: la vera partita sarà decidere dove indirizzare le nuove risorse.
Secondo le stime presentate da Confindustria durante il lancio di ConneXt Filiere Aerospazio, Difesa e Sicurezza, investire nelle filiere produttive nazionali potrebbe generare un incremento cumulato del PIL pari al 3%, equivalente a circa 51 miliardi di euro entro il 2035.
Il peso delle filiere nazionali
Il tema è legato all’obiettivo NATO di portare la spesa in difesa al 3,5% del PIL entro il 2035. Per Confindustria, però, il punto non è solo quanto investire, ma come farlo.
Se le risorse saranno destinate a imprese italiane, ricerca, tecnologie e capacità produttive nazionali, l’effetto moltiplicativo potrà essere significativo. In caso contrario, con acquisti concentrati soprattutto all’estero, la crescita cumulata del PIL si fermerebbe allo 0,9%.
La differenza è netta: nel primo scenario, aerospazio e difesa diventano politica industriale; nel secondo, rischiano di produrre ricadute limitate per il Paese.
Aerospazio italiano, numeri e PMI
L’Italia parte da una base solida. La mappatura del Cluster Tecnologico Nazionale Aerospazio e di Confindustria indica un comparto da oltre 21,4 miliardi di euro di fatturato, 54.300 addetti e investimenti in ricerca e sviluppo pari a circa il 5% dei ricavi.
Oltre l’80% della filiera è composto da PMI altamente specializzate. Sono aziende spesso poco visibili, ma decisive nelle catene del valore di aerospazio, difesa, cybersecurity, aeronautica civile e cantieristica.
ConneXt Filiere e la sfida entro il 2035
ConneXt Filiere nasce per rafforzare queste connessioni, favorendo collaborazioni tra grandi gruppi, PMI, startup e distretti tecnologici. L’obiettivo è far crescere un sistema industriale già presente, evitando che i nuovi investimenti finiscano all’estero.
Anche la space economy resta centrale. Il governo ha previsto 7,8 miliardi di euro entro il 2028. Serviranno a rafforzare l’ecosistema spaziale nazionale.
Se l’Italia saprà trattenere competenze, tecnologie e produzione sul territorio, aerospazio e difesa potranno diventare una leva concreta di crescita, autonomia industriale e competitività europea entro il 2035.
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