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Anfia: settore auto in crisi, servono agevolazioni e tagli per il rilancio

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Anfia-RazelliIl mercato dell’auto italiano è in crisi e solo con una revisione della fiscalità del settore sarà possibile rilanciare il comparto. Questo il messaggio lanciato dall’Anfia, l’associazione nazionale filiera industria automobilistica, nel corso della sua assemblea annuale, che si è tenuta oggi a Roma. Nei primi nove mesi del 2011, il mercato auto italiano ha segnato una contrazione dell’11,3% sullo stesso periodo dello scorso anno e a settembre, la raccolta ordini è risultata in calo del 6,5% rispetto a settembre 2010 (mese che aveva registrato livelli già molto bassi, -19,2% su settembre 2009). “Se questa tendenza negativa proseguirà, com’è prevedibile, anche nei prossimi 3 mesi, l’apertura del 2012 si preannuncia critica per il mercato e, molto probabilmente – ha sottolineato il presidente di Anfia Eugenio Razelli - il 2012 chiuderà con volumi di immatricolazioni ancora più bassi di quelli del 2011, per il quale la previsione di chiusura a 1.740.000 unità indica che la domanda è tornata ai livelli del periodo 1993-1996”. Per questo secondo Razelli il primo passo da compiere è “aprirsi al cambiamento, individuare obiettivi chiari da raggiungere, superando i punti deboli del tessuto imprenditoriale e puntando, insieme all’intero Sistema Paese, sulle leve competitive che consentono di costruire soluzioni per il futuro”.L'Anfia ha sottolineato che l’aumento della pressione fiscale sul settore automotive nel 2011 si tradurrà in Italia in maggiori entrate per lo Stato di 1,2 miliardi di euro, mentre nel 2012 le entrate supplementari derivanti dall'automobile raddoppieranno, raggiungendo i 2,4 miliardi di euro (lo 0,15% del Pil). ''Dal nostro punto di vista – ha precisato Razelli - questo carico fiscale aggiuntivo non farà che deprimere ulteriormente il mercato dell'auto in Italia”.
Per rilanciare il settore invece, l’associazione propone di rivedere la fiscalità del settore, in modo da individuare un sistema fiscale il più possibile semplice e sostenibile per gli automobiliti, allineando la pressione fiscale alla media europea. Inoltre l’Anfia chiede di accrescere la capillarità delle infrastrutture, migliorare le aree di sosta per lo scambio di merci, armonizzare a livello nazionale la disciplina di accesso ai centri storici e aumentare la diffusione di infrastrutture telematiche. E ancora di fornire strumenti di supporto alla Ricerca e Sviluppo, con una quantificazione degli stanziamenti in una logica pluriennale e riforme disponibili sul piano nazionale e non solo concentrate nelle regioni del Sud.  Infine, propone interventi di finanza agevolata come la promozione del green public procurement – sia per garantire bassi livelli di particolato e di CO2, sia per esercitare un “effetto traino” sul mercato dei prodotti ecologici – e la defiscalizzazione degli utili reinvestiti per l’acquisto di veicoli innovativi a beneficio, in particolare, dei veicoli industriali e rimorchiati.“La natura di questo business in Europa non è sostenibile a lungo specialmente di fronte ai livelli della domanda attuale - ha precisato l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne -.  Ad eccezione di quello tedesco, nessuno dei principali mercati europei ha dato segni di ripresa. Il saldo dei primi nove mesi resta ancora negativo. L'Italia in particolare, ha registrato quest'anno tre trimestri in flessione arrivando a toccare livelli così bassi che non si vedevano dal 1996. L'Europa rappresenta ancora oggi un enorme patrimonio tecnologico e possiede capacità avanzate nel costruire automobili. Ma – ha concluso - il tempo sta per scadere. I capi di governo e i costruttori di auto devono trovare insieme la volontà e il coraggio per affrontare e risolvere la mancanza di competitività del sistema nel suo complesso”.

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